Quando era possibile “scambiarsi” le informazioni

Il ricordo dei colleghi industriali
Nini Binda: «Ogni 15 giorni eravamo a cena in villa per parlare del nostro lavoro»
Un industriale di razza. Ma anche un grande sognatore, nonché un mecenate della cultura. Un uomo lungimirante che sapeva riconoscere senza problemi – anche se non accadeva di frequente – quando un concorrente lo sopravanzava. Così viene tratteggiato il profilo umano e professionale di Antonio Ratti da tre grandi esponenti del settore tessile lariano. «Fu il primo a promuovere nel territorio l’idea del distretto tessile – ricorda Sandro Tessuto, presidente della Clerici Tessuto di Grandate – Si battè per la creazione del marchio serico lariano. Un giorno mi chiamò in villa per chiedermi un parere sui tessuti uniti che stava per lanciare e di cui io ero esperto – aggiunge Tessuto – Un comportamento oggi impensabile».
Nato a Como il 22 settembre 1915, già all’età di 16 anni Antonio Ratti iniziò a lavorare come apprendista disegnatore.
«Fu un vero imprenditore del ’900. Con tutti i sogni, le speranze e le ambizioni che rappresentavano il carburante indispensabile per lo sviluppo del Paese – ricorda l’imprenditore tessile Moritz Mantero – Un uomo dal carattere forte e deciso».
Ma succedeva anche di scontrarsi. «Non sempre si andava d’accordo, come è ovvio, visto che operavamo nello stesso settore – aggiunge Mantero – Forse gli si poteva imputare una scarsa predisposizione nell’adattarsi ai cambiamenti più recenti. Ma di fronte a una storia personale così grande non possiamo che continuare a ricordarlo come un precursore». Numerosi i momenti importanti nella vita di Antonio Ratti. Nel 1972 gli venne conferito il titolo di Cavaliere del lavoro. Nel 1985 fu costituita la Fondazione Ratti e nel 1989 il gruppo sbarcò in Borsa.
«Lo conobbi negli anni ’70, quando a Como operavano le grandi dinastie del tessile. Dai Ratti ai Mantero ai Binda, fino ai Prini – ricorda Nini Binda – Tutte guidate da uomini eccezionali. Ho molti ricordi del cavaliere. E visto che in tantissime occasioni mi sopravanzò, voglio ricordare quelle poche circostanze in cui fui io a fare da apripista». Come la volta in cui «decisi di aprire un ufficio di rappresentanza a New York. Dopo un po’ di tempo mi chiamò e mi chiese come mai avessi preso quella decisione. Gli spiegai che, calcolando le cifre destinate in spese di rappresentanza, mi conveniva aprire direttamente un ufficio. Poco tempo dopo anche lui sbarcò a New York acquistando però una palazzina intera».
Erano anni particolari, in cui c’era ovviamente una ferrea concorrenza tra le grandi aziende seriche. «Ma succedeva anche che, ogni 15 giorni su invito di Antonio Ratti, tutti noi ci ritrovassimo nella sua villa per parlare e confrontarci», aggiunge Binda. Un ultimo aneddoto riguarda la “lotta” per riuscire a eccellere nella fotoincisione dei disegni.
«Antonio Ratti si affidò agli esperti dell’Enea. Noi, anticipandolo, riuscimmo a incidere con i raggi laser quadri di dimensioni maggiori rispetto a quanto fece lui. Mi chiamò e mi disse se poteva venire in azienda da noi con i suoi tecnici per capire come avessimo fatto. Fu un grande onore».
Un ultimo momento toccante «fu quando, allora ero assessore, arrivò in riunione di giunta la notizia della sua morte e insieme all’allora sindaco Alberto Botta andammo subito a fare le condoglianze ai familiari».

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Oggi la Ratti è controllata dal gruppo tessile veneto Marzotto (foto Mv)

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