QUANDO GLI ENTI SONO CREDITORI HANNO BEN ALTRA SOLERZIA

Un peso e due misure
C’è un aspetto, in questi anni di crisi, forse ancora più difficile del vendere: portare a casa i relativi pagamenti. Lo sanno bene, loro malgrado, imprenditori grandi e piccoli, artigiani, commercianti. Per tutti, alla “normale” fatica del lavoro si aggiunge infatti anche l’aspetto monetario: da mangiarsi il fegato, sia colpa del sistema bancario, della crisi sempre pesante, o semplicemente di una scorrettezza diffusa.
Se però a “congelare” i pagamenti è un ente pubblico, allora anche
psicologicamente la cosa cambia. In peggio. Prendete qui, sul Lario, dove uno dei peggiori pagatori pare essere l’amministrazione provinciale.
L’ente guidato dal leghista Leonardo Carioni ha infatti qualcosa come 5-6 milioni di fatture scadute da pagare. E non le paga. Importi per lavori e servizi che andrebbero a una schiera di imprese. Ma non se ne fa niente: colpa del cosiddetto “patto di stabilità”, quella norma che per evitare spese folli vincola anche gli enti pubblici virtuosi e con i soldi in banca a non superare determinati limiti di spesa rispetto al passato.
Resta il fatto che Villa Saporiti non paga alla scadenza i propri debiti. E così facendo affossa piccoli fornitori, aziendine, imprese vere e proprie. Poco importa, ai diretti interessati, del perché: non serve sapere che mancano i soldi, come non consola invece, al contrario, sentirsi dire che i soldi ci sarebbero pure, ma per legge non si possono spendere.
C’è qualcosa di tremendamente perverso in tutto questo. La Provincia di Como, così come ogni altro ente locale, è infatti un “pezzo” di quello Stato che invece si pone in tutt’altro atteggiamento quando è creditore.
Como, Milano o Roma sono bravissime a riscuotere; sono invece generalmente pessimi pagatori. Colpa della burocrazia, dirà qualcuno. D’altra parte, aggiungeranno altri, se non ci fossero vincoli, limiti e paletti rigidi, chissà cosa accadrebbe del denaro pubblico.
Sarà anche così, ma il guaio resta in tutta la sua tragicità. Se un’azienda non può lavorare per un ente pubblico come la Provincia di Como perché non ha certezze sui pagamenti, come può proseguire l’attività?
Se un’impresa edile che asfalta strade, un elettricista che ripara lampioni, un idraulico che aggiusta fognature e scarichi non riesce a far quadrare le entrate e le uscite, prima o poi pagherà in ritardo i suoi fornitori, poi i dipendenti, infine rischierà di fallire.
Quello dei pessimi pagamenti del pubblico è insomma un problema vero, quotidiano, per il made in Como e per l’economia italiana. Tra proclami, agevolazioni annunciate, stangate già messe in atto e voglia di ripresa, sicuramente da parte dello Stato in tutte le sue forme – Provincia di Como compresa – pagare meglio sarebbe un primo, importantissimo passo.

Giorgio Civati

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