Cronaca

Quando i monaci regalavano cialde ai visitatori

La fiera nella storia
È lo studioso Benedetto Giovio, nella sua Storia Patria, che si occupa di Como dalle origini al 1532, a citare alcune usanze devozionali relative a Sant’Abbondio. Un’indulgenza speciale era riservata a chi visitava la chiesa in un dato periodo, concessa dal pontefice Urbano II nel suo passaggio da Como. Un’altra indulgenza era concessa, riferisce lo storico lariano, a chi andava «alla perdonanza nella chiesa ogni secondo lunedì di feria, e offriva un piccolo obolo per il restauro dell’Arca d’argento posta sul sepolcro del patrono». Altra interessante tradizione era l’offerta da parte dei monaci di Sant’Abbondio di sottili cialde dette “nebbie” o “nebbiate” ai borghigiani che visitavano la chiesa nel giorno di Pasqua. Insieme con le cialde si beveva del vino, che veniva preso da mastelli fabbricati con le doghe di legni diversi, a significare un momento di unione tra cittadini di fazioni diverse. Era il tentativo, almeno a Pasqua e sotto l’antica data della festa patronale (2 aprile), di ravvivare un senso di fratellanza, in una città spesso “divisa”. Dal sacro al profano. Sempre Giovio parla dello sfrenato uso del gioco d’azzardo che anticamente si faceva in baracche pubbliche dette semblatorie. In seguito il gioco fu proibito, tranne che nel periodo della Fiera di Sant’Abbondio, quando era permesso addirittura nelle case e nelle baracche allo scopo di incrementare indirettamente il numero dei visitatori.

12 ottobre 2014

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