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Quando il lupo cattivo è “animale da palcoscenico”

Gianfranco Phino(f.ros.) Grease, Eppy, Bulli e Pupe, Cantando sotto la pioggia. Sono solo alcune delle esperienze artistiche di Gianfranco Phino, il lupo cattivo in Cappuccetto Rosso al Sociale.«Mi piace molto il ruolo – dice l’attore romano, lanciato anche da molte apparizioni in tv – Mi calza a pennello, ho una personalità vulcanica. Amo arricchire i personaggi con le mie doti atletiche: sono il cosiddetto “animale da palcoscenico” pronto a tutto. Anche se albergano in me elementi contrastanti».Ad esempio?«Pur essendo socievole, attaccato alla famiglia – ho tre figli – sono anche un… lupo solitario e duro. Capace di adattarsi a ogni situazione».La favola del “lupo cattivo” è radicata nell’immaginario infantile, e può avere più livelli di lettura.«È importante soprattutto nell’età evolutiva, quando si comincia a delineare il concetto del male, da cui ci si deve difendere, a cui non prestare fiducia per non cadere nelle trappole. Ma la figura del lupo va anche affrontata con leggerezza e ironia, come cerchiamo di fare in questo spettacolo che abbiamo voluto presentare al pubblico soprattutto come una festa per famiglie. Anche se ci sono messaggi impegnativi da interpretare a più livelli, risulta un prodotto teatrale decisamente gradevole. Merito delle musiche e dei testi».Tante esperienze artistiche in teatro, cinema e tv. Quale le appartiene maggiormente?«Il teatro, direi. Perché da sempre è il luogo dove si possono creare miracoli, dove tutto diviene possibile. Solo su un palcoscenico si riesce a ricreare la condizione dove tutto diventa realtà. Il teatro permette di realizzare ciò che non ottieni dalla vita vera».E il musical?«È una condizione che chiede il massimo all’artista: deve armonizzare ogni cosa, dal ballo alla recitazione, dal canto alla performance atletica. Un bel banco di prova per chi ha energia da vendere come me».Un personaggio che vorrebbe interpretare?«Uno dei Sette re di Roma nel celebre musicale del compianto Luigi Magni. Ma confesso che sento nelle mie corde anche Amleto, Re Lear e Cyrano».

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