Quando la battaglia contro l’evasione fiscale diventa uno show

Il dariosauro
di Dario Campione

La battaglia contro l’evasione fiscale è diventata uno show. Ormai si attendono le aperture dei telegiornali serali per verificare in quali città e in quali strade del lusso gli uomini dell’Agenzia delle Entrate abbiano deciso di mettere a soqquadro negozi ed esercizi pubblici alla ricerca dello scontrino perduto.
Se ne parla in ogni dove. Anche la satira si è impadronita dell’argomento. La battuta, fulminante, è stata di Maurizio Crozza: «Il terremoto, a Milano? Erano i commercianti
che battevano gli scontrini sul registratore di cassa». Eccessiva, certamente, ma rivelatrice di una situazione che si è fatta insostenibile. Nel sabato degli accertamenti sotto la Madonnina, il giro d’affari dei negozi controllati è cresciuto del 44%. Qualcosa vorranno pur dire, queste cifre.
La crisi sembra aver accelerato la consapevolezza della necessità di una battaglia culturale prima che politico-economica. Gli evasori danneggiano tutti e salvano soltanto sé stessi.
È cambiato anche il clima, dice qualcuno. E il riferimento non è ai giorni della merla, quanto piuttosto al cambio di direzione impresso dal governo tecnico.
Che ha dichiarato guerra ai furbetti del 740. Tutto vero. Ma c’è un rischio, intimamente legato alla voluta spettacolarità del lavoro di finanzieri e agenti del fisco: addossare la colpa dell’evasione a poche categorie. Quelle facili da colpire. Costruendo, in questo modo, un gigantesco alibi per chi le tasse non le ha mai pagate, standosene magari al caldo dietro una scrivania. Di questo parliamo stasera in diretta su Etv, a partire dalle 23. Ospite in studio il vicepresidente nazionale degli esercenti pubblici, Alfredo Zini.

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