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Quando la vita allunga la vita

di Agostino Clerici

“Cento di questi giorni!”. Si usa questa espressione per augurare lunga vita. E in effetti la durata media della vita si è allungata, anche se non sempre e ovunque la longevità s’accompagna ad una buona qualità della vita. Ci sono zone nel mondo in cui il dato statistico sui centenari è migliore che altrove: una di queste – chiamate “Zone blu”, e sono cinque in tutto il pianeta – è la Sardegna. Ad oggi, sono 380 i residenti nell’isola che hanno raggiunto e superato la fatidica soglia dei 100 anni, con un rapporto di 22 – invece che 6, come accade nel resto del mondo – ogni 100mila abitanti.

Come spiegare questo fenomeno? Ci stanno provando medici, biologi e demografi in un lavoro di gruppo coordinato da Luca Deiana, professore di Biochimica clinica e Biologia molecolare clinica alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università degli studi di Sassari. Il progetto si chiama AkeA (acronimo di una espressione beneaugurante in sardo, “A chent’annos!”) e, dal 1996, raccoglie dati relativi ai 367 comuni sardi in cui i centenari sono più numerosi.

Certo, tutto sarebbe più facile da spiegare, se le motivazioni della longevità fossero di origine cromosomica, quindi genetica. In effetti i centenari sardi si concentrano in una cerchia di soli 1.200 dei 35mila cognomi diffusi nell’isola, il che farebbe pensare che l’invecchiamento sia un dato che si trasmette di generazione in generazione.

Ma il modo di vivere gli anni che servono ad arrivare a cento ha un peso nel produrre il mirabile esito della longevità? Facendo parlare i centenari si ottengono alcuni elementi perlomeno interessanti. Nella maggior parte dei casi, essi hanno lavorato tanto, ed è un lavoro manuale nei campi, faticoso ma a contatto con la natura. Un aspetto qualificante di questa attività è la sua regolarità segnata, però, non tanto dalle scadenze nevrotiche dell’orologio, ma dal sorgere e tramontare del sole. Una regolarità a misura d’uomo e non a misura di macchina. Spesso i centenari vanno ancora a lavorare nei campi, ma senza la pretesa di “produrre” come una volta, quando si era più giovani.

La vita condotta in armonia con i ritmi naturali è segnata anche da una alimentazione sana e morigerata, in cui sembrano non mancare due alimenti (oggi guardati con qualche sospetto) come il vino e il formaggio. Un altro fattore – anche questo esistenziale e non genetico – che favorisce la longevità è la relazione dei centenari con gli altri, con i figli, i nipoti e anche i pronipoti, vista l’età raggiunta: anche così vecchi, essi si sentono ancora utili alle loro famiglie, sono rispettati, coinvolti nelle decisioni, hanno un ruolo nella società. Mi ha colpito la testimonianza di un centenario, che ha dichiarato di alzarsi tutte le mattine alle 5 e di andare lui ad aprire il bar del figlio, accendendo per tempo la macchina del caffè, «non prima di aver detto una preghierina e aver fatto una piccola colazione», ha aggiunto.

Insomma, verrebbe da concludere che, oltre ad avere il cromosoma giusto, il segreto di una lunga vita sia semplicemente la vita.

27 Novembre 2018

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