Cronaca

Quando l’ansia è un alleato. «Impariamo dai giapponesi, sono più allenati e addestrati»

Il neuropsichiatra: «Dai geologi pretendiamo certezze impossibili»
Gli attacchi di panico in caso di terremoto? Sono comprensibili. Con le scosse in atto sotto i piedi – e la stanza che non vuole saperne di star ferma – all’istinto non si comanda proprio. In quei momenti, non è per nulla facile controllare la paura. Ma, con un po’ di buonsenso, si riesce a dominarla quel tanto che basta a non far salire il livello di guardia e scatenare la fobia. Se il caso, beninteso, ha voluto limitarsi a qualche episodio ondulatorio e non si è in presenza di danni gravi come
quelli purtroppo registrati in altre località italiane nelle scorse ore. E li si domina, questi istinti, soprattutto se il buonsenso deriva dalla conoscenza e cioè da un fatto di cultura.
Ne è convinto il neuropsichiatra e consulente giudiziario lariano Sergio Tomaselli, che precisa: «Viviamo in una cultura ancora arretrata dal punto di vista della gestione di fenomeni come i terremoti: è uno scenario in cui l’argomento “pericolo” andrebbe sostituito con il concetto di “incidenza del rischio”».
In altre parole, per il professor Tomaselli è inutile chiedere troppo agli scienziati che studiano Terra e sismi. «Noi umani a questo mondo abbiamo poche certezze, la prima è che dobbiamo tutti morire e la seconda è che inevitabilmente, nel corso della vita, siamo sottoposti al cambiamento. Eppure, pretendiamo dai geologi risposte assolutamente certe. Ma i geologi e più in generale gli scienziati sono persone come tutte le altre, certo con un livello di competenza superiore in determinati ambiti, tuttavia priva di certezze assolute. Un geologo ha sicuramente conoscenze specifiche in scienza della Terra, utilizzerà al meglio gli elementi della sua cultura di riferimento, ma non può essere affatto considerato un “padreterno” onnisciente, che sa tutto e può pertanto prevedere tutto. Non pretendiamo che ci dia risposte assolute, che non è in grado di fornire».
Cosa si deve fare, allora, per evitare un attacco di panico in caso di terremoto? «Occorre entrare nella logica del rischio, come dicevo all’inizio – continua Tomaselli – Se guido un’auto, non devo farmi prendere dal terrore ogni volta che la guido, ma mettere ragionevolmente in conto che assumo il rischio, guidando, di incappare prima o poi in qualche situazione difficile. La paura di fronte a un terremoto è comprensibile, ed è peraltro trasversale: non tocca solo gli adolescenti. In qualche caso, può sfociare in crisi d’ansia acute. E in alcuni soggetti che siano potenzialmente affetti da disturbi di tipo psicologico, la paura può degenerare in un vero e proprio attacco di panico. Si ha allora paura di perdere il controllo, d’impazzire, di morire, di avere un danno alla salute irrimediabile, o una varietà composita di più d’una di tali sensazioni. Va però precisato che l’intensità e la durata di tutto ciò dipendono dal singolo soggetto che vive l’esperienza. Le reazioni d’ansia sono piu o meno marcate in relazione non solo alla situazione in sé ma anche a chi l’affronta».
Quindi, come si fa a rimanere con i piedi per terra, quando la Terra trema? «Il terremoto è l’imprevedibile per eccellenza, ma nella nostra cultura è ancora legato – spiega Tomaselli – a quel vizio di fondo culturale cui accennavo prima: pretendiamo certezze assolute che non possiamo ottenere. L’importante è conoscere, per poter prevenire. E in questo senso i media, dando voce a esperti in geologia e scienze della Terra, fanno un’opera culturale importante. E poi dobbiamo imparare a convivere con la paura, che come il dolore fisico è un campanello d’allarme del corpo, segnala che si è di fronte a una situazione in cui è venuto meno l’equilibrio, in funzione della quale l’organismo alza precise barriere difensive. Impariamo dai giapponesi, che hanno saputo convivere con i terremoti, perché hanno saputo maturare una cultura legata alla relatività della conoscenza e pertanto sono più allenati e addestrati a gestire la paura, e a viverla con maggiore maturità».

Lorenzo Morandotti

30 maggio 2012

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