QUANDO L’ASSESSORE LAVORAVA GRATIS E LA POLITICA NON ERA UN MESTIERE

Risponde Renzo Romano:

Ho ricordi lontani ma illuminanti sulla degradazione del costume odierno. Trentacinque anni fa ero assessore nel mio Comune di residenza. Quando ci siamo accorti dello stipendio del nostro segretario comunale siamo rimasti male, perché secondo noi era troppo basso per la funzione delicata ed importante che aveva. Gli abbiamo poi trovato un compito di lavoro supplementare per arrotondare un poco il suo stipendio. Da allora, con la complicità delle amministrazioni comunali, provinciali,regionali e statali, questi stipendi sono saliti in modo esponenziale e scandaloso, specialmente in questo periodo di crisi, che vede fabbriche chiuse, lavoratori a spasso, giovani precari e chi più ne ha ne metta.
Per inciso, 35 anni fa nessun amministratore pubblico prendeva nulla, anzi qualche volta ci rimettevamo del nostro. I primi consiglieri regionali non prendevano neppure il rimborso spese; ora 12mila euro al mese. Gli assessori anche di più.
Giancarlo Rezzonico

Caro Giancarlo,
oggi sembra impossibile pensare che trentacinque anni fa chi si occupava di “politica” nelle amministrazioni pubbliche non guadagnasse nulla. Ho riletto più volte la sua lettera, mi sono stropicciato gli occhi, ho pensato: “Ma da dove viene questo signore che ha fatto l’assessore non solo non guadagnandoci ma addirittura perdendoci?”
Ho scoperto che lei, signor Rezzonico, non arriva da Marte ma da un grosso paese nei dintorni di Como. Ho scoperto che quello che racconta è vero, “scandalosamente” vero. Sono note tristi, le sue, perché raccontano con poche e misurate parole la caduta verticale di coscienza civica. Riassumono con l’efficacia di una cronaca puntuale  il degrado della politica da “missione” a “mestiere”. Suscitano sentimenti di indignazione e ribellione, soprattutto oggi che stiamo vivendo tempi così difficili per la pesante crisi economica. Inducono ad una seria riflessione sui motivi di tale decadimento.
“Crisi” economica, ma non solo. L’immoralità di certe prebende e stipendi appare tale perché palesemente in contrasto con  la “nobiltà” dell’impegno politico. “Nobiltà” perché l’impegno politico deve essere frutto della volontà di mettersi al servizio della comunità, offrire le proprie capacità e competenze per il bene comune.
Il concetto è chiaro: chi va in politica, a qualsiasi livello, lo deve fare animato da senso civico, non “pro domo sua”, ovvero per vantaggio personale o del gruppo di appartenenza. Purtroppo tale assunto, o premessa, è quasi del tutto scomparso dall’elenco sempre più striminzito e ridotto dei “principi” che stanno alla base del vivere in una società.
Con il progressivo smarrimento di questi sani “principi”, sono aumentati in modo esponenziale (aggettivo più adatto per descriverne la crescita non avrebbe potuto usare, caro Giancarlo) stipendi, rimborsi, premi.
La crisi economica, quella che tocca la pancia, ha almeno il “merito” di avere aperto gli occhi sulla crisi etica e morale. Appare chiaro ed evidente che per risolvere la prima è necessario ricostruire una coscienza civica.
Misure di contenimento e ridimensionamento dei costi della politica sono al momento obiettivi che devono assolutamente essere perseguiti e conseguiti, ma nel contempo credo sia altrettanto necessaria una rieducazione a quei principi di “nobiltà” dell’impegno politico ai quali abbiamo accennato. In questa prospettiva, non sarebbe affatto scandaloso pensare che gli incarichi politici, nel caso degli amministratori locali, possano essere svolti senza compensi di alcun genere. Forse, anzi certamente, sarebbero meno i pretendenti a tali incarichi  nelle amministrazioni, ma almeno avremmo il conforto di sapere che questi intendono l’impegno politico come “missione” e non già come “mestiere”.
Par di sentire le obiezioni: “Solo i ricchi potrebbero permettersi di entrare in politica senza compenso… e così addio democrazia!” Tra un estremo (troppi soldi) e l’altro (neanche un euro), c’è posto per il buon senso e per la  giusta misura. Ma di questo equilibrio virtuoso si intravedono solo tracce in casi isolati… che pure ci sono.
In questa non confortante realtà la proposta di “zero euro” a fronte dei “troppi euro” par sconfinare nell’utopia, ma ricordiamo che l’utopia è la realtà del domani.

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