Marco Gatti, giornalista appassionato di storia e di tematiche sociali, per settimane, con penna e registratore, ha raccolto la storia di Ture, detenuto alla Casa Circondariale di Como. Ne è nato il libro “Un padre da galera. La strada, il carcere, mio figlio” (Europa Edizioni) che viene presentato oggi, alle 18, alla libreria Feltrinelli di Como nell’ambito degli eventi di “Aspettando Parolario”.«È stata per me una presa di consapevolezza, innanzitutto dei miei pregiudizi – ricorda Marco Gatti – mi era capitato per lavoro di entrare in carcere e affrontavo i detenuti con un’inconscia superiorità. Poi in Ture, a mano a mano che andavo avanti nella storia, scoprivo l’uomo dietro il detenuto».Ture nasce in una famiglia numerosa del Sud, in una piccola realtà agricola. Il padre è stato in carcere ma grazie al suocero è riuscito a trovare un lavoro e a mantenere la numerosa famiglia. Ture cresce praticamente per strada e impara fin da piccolo a rubare. La scuola non comprende le sue difficoltà, Ture diventa sempre più violento e aggressivo e viene espulso. Sarà una china inesorabile verso la criminalità. Catapultato a Milano, a soli undici anni imparerà la vita di strada, le regole dello spaccio e il linguaggio della violenza.«Ture ha passato metà della sua vita in carcere – spiega Marco Gatti – e le volte in cui è uscito e ha cercato di cambiare vita impegnandosi al massimo, è stato rifiutato dal mondo del lavoro; vorrei che questo libro facesse capire come sia importante che il “fuori” sia disponibile a riaccogliere chi è stato “dentro” affinché chi ha pagato il suo debito con la giustizia possa ricominciare una vita diversa».L’evento che spinge Ture a cambiare vita è la nascita del figlio che può vedere solo una volta al mese in carcere. Il progetto di educazione alla genitorialità portato avanti al Bassone e a cui partecipa gli fa capire l’importanza di essere padre in modo responsabile e coerente. Per Ture è la molla decisiva. Vedere suo figlio giocare insieme ai figli di altri detenuti, mangiare il cibo che lui ha cucinato lo riempie di gioia.«Noi ex detenuti non siamo cani malati – dice Ture nel libro – da lasciare agonizzare all’angolo di una strada fin quando tiriamo le cuoia o, esasperati, ci riduciamo ad azzannare il primo che passa. A chi ha pagato il suo debito con la giustizia venga davvero concessa la possibilità di cambiare. Auguratemi buona fortuna».
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