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Quanto è difficile vendere all’interno dell’Area Rossa

Aprire o non aprire. Il dilemma di molti commercianti del centro, autorizzati per decreto a lavorare ma a corto di clienti, visto che nessuno può (teoricamente) uscire di casa, si è riproposto in questo secondo lockdown.Francesco Tortora, titolare dellapasticceria Aida, è scoraggiato. «Proviamo a fare asporto di pasticceria e caffetteria, ma è un disastro. Non varrebbe la pena restare aperti, ma lo facciamo per i dipendenti, che lavorano a rotazione. L’ultima volta la cassa integrazione è arrivata in ritardo di 4 mesi. Certo è che a parte la clientela affezionata, gente ce n’è poca, non copriamo nemmeno le spese».Gabriele Piseri, titolare dell’Ottica Ghizzoni, spiega di offrire «un servizio primario: in caso di emergenza. dobbiamo rimanere aperti, ma certo non lavoriamo come prima. L’ultimo è stato un sabato deserto. Non varrebbe la pena restare aperti. Noi lavoriamo bene anche con la clientela svizzera che però, in questi frangenti, non può varcare la frontiera. In ogni caso, restare aperto mi fa piacere perché so di poter essere utile a chi ha bisogno».Dall’edicola e libreria Ubik, la direttriceChiara Piscitelliè più ottimista. «Ci stiamo dando da fare con le consegne a domicilio, la richiesta è alta e credo che aumenterà nelle prossime settimane. Ha senso rimanere aperti per offrire un servizio diretto anche ai cittadini del centro storico, persone che con noi hanno un forte legame». All’ingresso dellaUbik, per rendere sicuro l’accesso al locale, è stato anche posto un semaforo. «Arriva in negozio più di quanta aspettassimo», aggiunge la direttrice.Luca Sportelli, parrucchiere, è molto meno contento di come vanno le cose. «Da martedì chiudo per 3 giorni. Riaprirò venerdì prossimo, giornata in cui ho cercato di condensare tutti gli appuntamenti. Noi non possiamo andare avanti soltanto con le clienti che risiedono in centro. Abbiamo tanti che vengono da fuori e che purtroppo non possono spostarsi. Ci hanno considerato un servizio necessario, ma non ci hanno messo nelle condizioni di lavorare».Elisabetta Pozzi, dipendente della erboristeriaVia del Campo, parla di un «venerdì pomeriggio deserto con una sola persona in negozio» e di «un sabato mattina un pochino più movimentato. Tutti clienti di Como, però, già fidelizzati. Vero è che qualcuno sta iniziando di nuovo a chiedere la consegna a domicilio. Credo sia importante continuare a offrire il servizio soprattutto dal punto di vista psicologico verso chi vuole avere la possibilità di fare anche due passi per venire qui da noi. Intanto ci prepariamo per il Natale, speriamo che si possa fare».InfineAndrea Zappa, dipendete delBistrot Muralto: «Durante il primo lockdown abbiamo preso le misure. Facciamo soltanto asporto – dice – sia per il pranzo sia per la cena. Il riscontro è stato buono. Se dovesse andare come oggi, ovvero una quindicina di consegne, potrebbe avere un senso; meno, no. Bisogna vedere nei prossimi giorni, però meglio così che fermi. Inoltre, in questo modo utilizziamo i prodotti che avevamo già comprato e che, diversamente, saremmo stati costretti a buttare».

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