Quanto stridono con la lotta alla Sla quei beveroni drogati

Parole come pietre di Marco Guggiari
C’è un aspetto che stride più di altri nella vergognosa vicenda del calcio scommesse. Non è lo scandalo in sé, che ricorre periodicamente, come se quell’ambiente non fosse mai abbastanza sazio dei fiumi di denaro rovesciati addosso a chi gioca a pallone a livello professionistico. Non è nemmeno l’alterazione dei risultati, che gabba milioni di appassionati e migliaia di addetti ai lavori impegnati a gareggiare lealmente.
No, l’elemento tra tutti più odioso, come se non bastasse il

resto, è l’attentato alla salute degli atleti, con la somministrazione di farmaci per sedare forze ed energie, rallentare movimenti, sostanzialmente “rimbambire” i protagonisti della squadra designata come perdente. Una sofisticazione, non soltanto del verdetto sul campo, ma anche dell’organismo umano.
Per di più, tutto questo è avvenuto nei giorni in cui veniva lanciata una nuova iniziativa contro la Sla, la terribile malattia dalle cause ignote che colpisce anche numerosi calciatori e, tra loro, quello Stefano Borgonovo, già bandiera del Como, che lotta come un leone contro questo male e, grazie allo straordinario impegno della moglie Chantal, ha dato vita a una fondazione a favore di tutti gli afflitti e della ricerca.
Il beverone drogato per addormentare calciatori sani e vigorosi ha allora il significato di un insulto pesante, di una contraddizione violenta tra chi usa la chimica per fare soldi facili e sporchi, costi quel che costi agli altri, e chi invece vi si aggrappa con determinazione e fiducia sperando nello star bene e in benefiche scoperte di laboratorio da tradurre in medicine che risolvano un gravissimo problema.
Due facce decisamente opposte della volontà umana.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.