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Quarto giorno di protesta in strada

I forconi non si fermanoIeri il presidio davanti alla sede di Equitalia. Dopo i panini di mercoledì compaiono le brioche

I forconi cambiano luogo e strategia. Ieri mattina, quarto giorno di protesta, il presidio si è spostato. Non più in piazza Camerlata ma fuori dalla sede di Equitalia, all’incrocio tra via Recchi e via Sant’Elia. Analoghi i disagi alla circolazione stradale. I manifestanti hanno però deciso di alzare la posta in gioco. Dopo aver ripetuto gli slogan in mezzo alla strada e aver distribuito i volantini agli automobilisti di passaggio, hanno deciso di rinvigorire la protesta.E così, verso

le 10.30, un drappello di dimostranti ha temporaneamente lasciato il blocco per entrare negli uffici di Equitalia. I manifestanti, seguiti a breve distanza dagli uomini della Digos e da alcuni carabinieri, hanno diligentemente staccato il biglietto e si sono pazientemente messi in attesa davanti allo sportello.E mentre erano in coda si sono limitati a informare gli utenti sullo scopo della protesta in corso. Nessun momento di tensione. I “forconi” hanno distribuito, anche agli operatori degli sportelli, alcuni volantini. Singolare forma di protesta che si è esaurita dopo una ventina di minuti. Nessuno, all’interno degli uffici, si è lamentato per questa incursione pacifica.Usciti dalla sede di Equitalia, la contestazione è proseguita in mezzo alla strada. Ovviamente anche ieri mattina, in alcuni momenti, si è registrata una paralisi del traffico in direzione lago con code a partire dalla Questura. Sul posto anche gli agenti della polizia locale, all’opera fin dalle prime ore del mattino. E oggi si replica. Questa volta, l’appuntamento è fuori dall’Agenzia delle Entrate, in viale Cavallotti.Tornando alla giornata di ieri, non si sono vissuti particolari momenti di tensione. Anche perché gli automobilisti hanno, in gran parte, espresso la loro solidarietà. Alcuni autisti di bus hanno aperto le porte dei mezzi per ricevere i volantini. Numerosi anche i passanti che, incuriositi, si sono fermati per leggere i cartelli scritti dai contestatori. Come accaduto anche nei giorni scorsi, intorno al nucleo centrale dei “forconi” si sono radunati numerosi ragazzi delle scuole cittadine che hanno aiutato a distribuire il materiale informativo.E se mercoledì mattina una signora aveva portato panini ai manifestanti, ieri sono comparse le brioche. La protesta, va ribadito, è guidata dal “Coordinamento mobilitazione 9 Dicembre” che raggruppa molte sigle, tra cui i forconi, i Liberi imprenditori federalisti europei, i Cobas del latte, il Movimento autonomo degli autotrasportatori, l’Associazione Italia trasportatori e l’Azione rurale Veneto.L’obiettivo è uno solo: avere risposte e interventi rapidi del governo per arginare la crisi. Fuori da Equitalia, assieme ai due portavoce comaschi Paolo Zeni e Tabata Muchetti, anche liberi professionisti. «Sono un geometra con un mio studio e ho deciso di chiuderlo per scendere in strada. E ora sono qui – dice Giorgio Masocco, ex consigliere leghista a Cantù – Sono con mio figlio. Mi sembrava doveroso dare il mio sostegno. Puntiamo a far cadere questi politici che ormai non hanno più alcun senso di esistere. Dovremmo essere di più qui sulla strada».E non era l’unico, ieri mattina, fuori da Equitalia. «Questo Stato ci sta affondando con migliaia di adempimenti, norme, lacci e vincoli – dice Alessandro Bonvini, un altro libero professionista – Non si riesce più a lavorare, ad avviare un’attività». Pacata ma decisa come sempre anche Tabata Muchetti, portavoce comasca dei forconi. «Che futuro ci possiamo aspettare? I giovani come fanno a progettare il loro futuro? Una vita serena, una casa, un lavoro? Crediamo, con questa nostra forma pacifica di protesta, di poter fare qualcosa. Quantomeno smuovere le coscienze dei comaschi».

Fabrizio Barabesi

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