Quattro anni di cantiere, turisti stranieri increduli

I problemi della città
Stupore e sconcerto tra chi arriva a Como per vedere il lago e trova invece reti e barriere

«In Danimarca non impiegheremmo più di un anno e mezzo per portare a termine un lavoro simile. Sono un ingegnere edile, conosco il settore e stento a credere che qui sia così da quattro anni». Le parole di Michael Reebirk riassumono la sorpresa e lo sconcerto dei turisti di fronte alle recinzioni metalliche che delimitano il cantiere delle paratie sul lungolago cittadino. Un cantiere che è stato aperto nel gennaio del 2008 e che avrebbe dovuto concludersi nell’agosto del 2011 e che invece è
tuttora lì, a rovinare la vocazione turistica del capoluogo.
Le voci dei numerosi stranieri e dei molti italiani che ogni anno affollano il lungolago per una passeggiata, un giro in battello o uno scatto rubato del panorama, fatto con l’obiettivo della macchina fotografica inserito tra le maglie della rete metallica, sono univoche. Un coro di sconcerto e di incredulità di fronte al fatto che da oltre quattro anni è impossibile passeggiare a ridosso del lago per buona parte del centro città.
Alla richiesta di un parere sulle condizioni del lungolago, i più non fanno altro che commentare «It’s wonderful». «È bellissimo», esclamano senza esitazione, riferendosi, alla vista del primo bacino. Ma quando si chiede un’opinione sul cantiere le espressioni cambiano.
Jeanine Heikamp è un esempio perfetto di questo mutamento repentino di idee. La ragazza olandese ammette senza problemi che «la vista è meravigliosa». E aggiunge: «Sono arrivata da Colico in battello e ho visto tutto il lago. Anche Como è stupenda».
Salvo poi concludere diversamente, una volta realizzato che il cantiere non ha sempre fatto parte del paesaggio: «Pensavo fosse sempre stato così – afferma la giovane turista – Non capivo perché ci fosse la rete, onestamente. Il paesaggio rimane magnifico, però la rete non è assolutamente bella da vedere. Senza sarebbe ancora migliore».
L’incredulità non viene solo dall’Olanda, un Paese che in termini di ingegneria idraulica sa evidentemente il fatto suo. Anche Frank Buchel, dal Liechtenstein, rimane basito nello scoprire che il cantiere in riva al lago è così da ormai quattro anni.
«Pensavo fosse qualcosa di temporaneo, se devo essere sincero – dice – Sono venuto a Como anche in aprile e non avevo notato la rete». E sorridendo ammette: «Non mi aspettavo fosse qualcosa di così complicato. Opere del genere sono fatte anche all’estero, ma non durano così tanto. Quando tornerò l’anno prossimo, dite che troverò la stessa scena?».
Una buona domanda, alla fin fine. Una punta di ironia tra le tante opinioni negative. Opinioni che risultano piuttosto allineate. Molti apprezzano la vista del primo bacino del lago dando per scontato che si tratti di lavori temporanei, per poi ritrattare la propria posizione e criticare la presenza della recinzione.
«Io vengo dal Brasile e devo dire che voi comaschi siete fortunati qui – racconta Paula Foscarini, brasiliana di origini italiane – però mi aspettavo che la rete fosse qualcosa di temporaneo su cui non mi sono soffermata più di tanto all’inizio. Ma ora che me lo si fa notare, non è nemmeno lontanamente in accordo con il paesaggio».
Sulla stessa lunghezza d’onda è l’opinione di Roy Kwan, giunto a Como da Hong Kong. «La città vista dal lago sembra Venezia, con tutti i piccoli moli e le barche. Però – sottolinea – davvero non capisco il perché di queste palizzate che chiudono la vista del lago da terra».
Ma è l’opinione di una turista scozzese, Carol Scott, a riassumere l’umore dei visitatori nonché i rischi che una palizzata come quella del lungolago può comportare per il turismo. «Questa è la nostra prima volta sul Lago di Como – spiega – Ci aspettavamo di trovare degli edifici in costruzione. Ma non questo. Torneremo, credo. E spero di non trovare più la palizzata e la rete che certo non si addicono a una città turistica come la vostra. Non sono per niente invitanti».

Matteo Congregalli

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