Canottaggio. Quattro comaschi in barca a Londra

Ieri la presentazione della squadra nazionale per le Olimpiadi
Quattro canottieri comaschi alle Olimpiadi non si vedevano da quarant’anni, dai tempi della Falck di Dongo, che difficilmente mancava un appuntamento con i Giochi con i vari Bosatta, Baraglia, Galante, Crosta, Conti Manzini e Albini. La presentazione della squadra azzurra di canottaggio avvenuta ieri a Villa Recalcati, sede della Provincia di Varese, è così un evento da non perdere.
E, in tempi di cancellazione e annessioni tra province, modifiche che dovrebbero riguardare anche Como e Lecco
, se si ragiona solo in termine di lago Lario, la spedizione di Londra arriva a contare sei atleti, un canottiere paralimpico (Daniele Stefanoni) e un tecnico (Giuseppe Polti).
La presentazione si apre però con un piccolo giallo. Dov’è Claudia Wurzel? Il canottaggio italiano potrà contare su un solo equipaggio a Londra, il due senza di Sara Bertolasi e della Wurzel, entrambe della Canottieri Lario. È la prima volta che l’Italia ha una barca di punta ai Giochi, ossia un’imbarcazione dove ogni vogatore tiene un remo solo. Sara e Claudia sono diventate due star negli ultimi mesi, sono apparse su tutti i magazine sportivi e sui femminili, sui siti e in tv. «Sono le più belle del canottaggio mondiale» si lascia scappare il non certo loquace commissario tecnico della squadra femminile, Josy Verdonkschot, che ha un cognome uguale al codice fiscale e viene dall’Olanda. Poi aggiunge: «Se bastasse questo per vincere una medaglia» e ancora: «Claudia e Sara sanno come coniugare lo studio e il canottaggio da professioniste, devono andare avanti così, ma la concorrenza sarà agguerrita».
Sì ma torniamo alla Wurzel. “Tu la conosci Claudia?” era il titolo di un film di Aldo, Giovanni e Giacomo. Ed Enzo Molteni, presidente, e Stefano Fraquelli, direttore tecnico della Lario, Claudia la conoscono bene. Entrambi erano ieri a Varese – la Lario è venuta con il pulmino per l’evento – chiariscono il giallo. «Un piccolo accertamento diagnostico prima della partenza – spiegano – Tutto è andato per il meglio, ma purtroppo l’esame coincideva con la presentazione, l’unica mattina libera prima della partenza per Londra». Il tempo stringe. Sabato prossimo, infatti, alle 10.30 il due senza sarà già in acqua.
«Non potremo partecipare alla cerimonia inaugurale – spiega la Bertolasi – ma va bene lo stesso. Dodici mesi fa non avrei mai pensato di poter indossare questa maglietta e di essere qui. Sono davvero emozionata. Il nostro obiettivo rimane arrivare in finale, poi si vedrà» conclude Sara.
Sul fronte maschile la sorpresa è invece trovare un lariano in più promosso da riserva a titolare in una delle barche con maggiori chance di medaglia. Pietro Ruta, complice il mal di schiena di Lorenzo Bertini sarà, infatti sul doppio di Elia Luini, uno che ha già disputato tre Olimpiadi su questa barca, vinto un argento e ottenuto un quarto posto quattro anni fa a Pechino.
Luini spiega di avere «grande fiducia in Ruta, che ha vissuto con noi tutta la preparazione. Abbiamo poche settimane di barca insieme, ma abbiamo già fatto ottimi progressi». Ruta conferma le parole del suo capovoga e mostra grande motivazione. Il quarto canottiere comasco ai Giochi è Daniele Danesin, figlio d’arte, cresciuto nella Sportiva Lezzeno, dall’altra sponda del lago rispetto al menaggino Ruta. Ora sono il primo della Forestale e il secondo della Marina. «Siamo in dieci, dodici equipaggi nello spazio di un secondo, un secondo e mezzo – dice Danesin – Si può passare dalla finale B alla medaglia con un colpo di remo. Di certo noi daremo il 110%, ci crediamo molto».
Il tecnico bellagino Giuseppe Polti, che segue da una vita i pesi leggeri, non è di molte parole. «Cercheremo di fare il massimo. Nel doppio abbiamo inserito la riserva, speriamo vada bene lo stesso» dice in sede di presentazione. Poi a tu per tu chiarisce un po’ meglio. «Pietro Ruta si è meritato con il lavoro di un anno questa Olimpiade – dice – ha fatto dei grandi progressi. Mi spiace per Bertini, ma nello sport a volte basta essere nel posto giusto al momento giusto per fare risultato e a Londra possiamo giocarci tutte le nostre carte».
E ci crede anche un altro bellagino, il presidente federale Enrico Gandola. “Chicco” prima ringrazia tutti, poi dà qualche numero. «Portiamo a Londra sette equipaggi, venti titolari e due riserve – spiega – abbiamo abbassato l’età media dei nostri atleti rispetto a Pechino è questo è un segnale molto importante per noi. Ho voluto qui anche la squadra paralimpica perché anche da loro ci aspettiamo grandi cose».
Quando qualcuno gli chiede un pronostico, Gandola fa il politico. «Vorrei una medaglia, come la media storica del canottaggio italiano, se non arrivasse alcun podio sarebbe davvero una grande delusione».

Paolo Annoni

Nella foto:
Da sinistra, Pietro Ruta, Daniele Danesin, il presidente della Federcanottaggio, Enrico Gandola, e Sara Bertolasi alla presentazione della squadra olimpica

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