Cultura e spettacoli

Quei comaschi che fecero l’Europa

altPersonaggi Il contributo dei lariani alla cultura del nostro continente, dall’antichità al secolo scorso
Ci sono tanti motivi, non solo geopolitici, per considerare Como “porta d’Europa” (che è anche il titolo di una famosa scultura del maestro di Lomazzo, Francesco Somaini, a Montano Lucino). In concomitanza con le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo che da oggi a domenica terranno banco in tutti i 28 stati membri dell’Unione, abbiamo velocemente passato in rassegna le personalità più eminenti del Comasco che nel corso della storia hanno portato un contributo significativo alla cultura del continente.

Il primo che risponde all’appello, per il successo ecumenico e duraturo della Naturalis Historia, ossia la sua enciclopedia di tutto lo scibile allora noto (leggende e mitologie comprese), è Plinio il Vecchio, l’erudito comasco morto nel 79 d.C. durante l’eruzione del Vesuvio. Italo Calvino lo definisce «protomartire della scienza sperimentale» per il suo incessante desiderio di conoscenza.
Già che stiamo parlando di scienza, non può mancare in questa rosa “europea” di contributi comaschi allo scibile del continente il principe dei fisici lariani, Alessandro Volta, inventore della pila. Tra i tanti che hanno seguito il suo cursus honorum basti accostargli – perché i comaschi se ne ricordino, visto che è il centenario della nascita – un altro illustre fisico del Novecento, Piero Caldirola, che è stato tra l’altro uno dei creatori della scuola italiana di fisica teorica dello stato solido e fondatore della International School of Plasma Physics di Varenna.
Invece sulla dimensione europea dello storico Paolo Giovio, figura centrale del nostro Cinquecento, bastino le parole di Price Zimmerman, lo studioso americano che è il suo maggiore biografo ed esegeta, a proposito della villa-museo che si fece costruire in Borgovico per custodirvi la sua collezione di ritratti di personaggi illustri: «L’idea di Giovio di fondare un museo di ritratti sul lago fu il suo contributo più originale alla civiltà europea». Il nucleo fondante dell’idea di museo moderno parte dunque da qui, sul lago, per volere di Giovio. A lui volentieri accostiamo la figura di Andrea Alciato, originario di Alzate, erudito, umanista e giurista tra i più insigni del XVI secolo. Il suo Emblematum liber del 1531, riproposto da Adelphi in una sontuosa edizione, è la summa della simbologia e dell’iconografia del suo tempo e fu l’archetipo di un genere letterario che ebbe in Europa uno straordinario successo tanto da diventare un riferimento pressoché assoluto per gli studiosi nei secoli a venire.
E, in tema di opere d’arte, come non menzionare il contributo enorme quanto variegato dei Maestri Comacini, costruttori, muratori, stuccatori ed artisti attivi tra il Comasco e il Canton Ticino, che dal Medioevo ai secoli moderni esportarono bellezza in varie parti d’Europa? È stato loro dedicato anche uno specifico “Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale” (il sito è www.aqstmagistricomacini.it ). All’unico papa comasco, il beato Innocenzo XI, va poi dato atto di una intensa opera diplomatica svolta nel coalizzare le forze europee contro l’avanzata turca. Sempre sul fronte della storia, non va dimenticato l’impegno umanitario dell’“Oskar Schindler comasco”, Giorgio Perlasca che, nella Seconda Guerra mondiale a Budapest, si finse console spagnolo, salvando così migliaia di ebrei. E sempre nel Novecento, come dimenticare l’apporto del Lario all’architettura moderna? Quest’anno è il centenario del “Manifesto dell’Architettura Futurista” di Antonio Sant’Elia, e Como si è appena candidata nel novero delle città tutelate dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, grazie alle opere dei maestri del Razionalismo di cui è ricca, a cominciare da Giuseppe Terragni.

22 Mag 2014

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