Quei Fusti Radioattivi nel Capannone

Reportage da Rovello Porro
I fusti radioattivi riposano in un capannone. Chiuso e ben sigillato ormai da due decenni.
Una presenza ingombrante che da 22 anni è stata confinata in uno degli angoli più inaccessibili della Fonderia Premoli di Rovello Porro. Intorno a quella porta -l’accesso è assolutamente interdetto – il lavoro della fonderia procede regolarmente.
Il grande cancello dell’azienda, a ogni ora del giorno, si apre per far entrare i camion in arrivo e gli operai, ormai abituati a convivere con quella
strana presenza, continuano tranquillamente a eseguire il lavoro quotidiano.
Anche se da giovedì mattina, dopo il sopralluogo del Nucleco (la società nazionale italiana partecipata dall’Enea che si occupa di decontaminazione nucleare e di gestione delle scorie radioattive), si è tornati a parlare con insistenza del destino di quei barili colmi di materiale ferroso contaminati dal Cesio 137. La speranza, non più tanto remota, è che entro breve si possa dare il via libera all’operazione di trasloco in un sito idoneo – anche se ancora da individuare – delle scorie radioattive.
E anche i vertici dell’azienda sembrano finalmente tirare un sospiro di sollievo. Ieri pomeriggio è lo stesso Fabio Premoli ad aprire i cancelli della sua fonderia per parlare di quanto sta accadendo. «Ho accolto con gioia la notizia dell’interessamento del sindaco di Rovello Porro. Il fatto che si stia dando da fare per spostare in modo definitivo il materiale radioattivo lontano dal paese è confortante – ha detto l’imprenditore comasco – Il vertice tra Arpa, Asl, Nucleco e Comune rappresenta un segno incoraggiante in tal senso. Voglio ribadite che non esistono motivi per preoccuparsi sul terreno della sicurezza e della salute dei cittadini. Tutto il materiale è assolutamente controllato e monitorato. In ogni caso, potersene disfare definitivamente sarebbe un grande vantaggio».
Intanto, intorno alla Fonderia la vita scorre tranquilla. L’azienda è proprio a ridosso di numerose abitazioni e del centro civico, ma nessuno sembra essere particolarmente allarmato.
Tutti, in paese, conoscono la storia della Premoli. Anche se, quando vengono a sapere di una futura e ormai sempre più concreta possibilità di trasloco, si lasciano andare.
«In effetti non ci si pensa neanche più. Anche se da oltre 20 anni le scorie sono qui in paese. A due passi dal centro – dicono due signori a passeggio – Non ci sono mai stati veri problemi. Se non un po’ di preoccupazione, fortunatamente ingiustificata. Se però ci dovessimo liberare di queste sostanze sono sicuro che tutti sarebbero più tranquilli», aggiunge convinto uno di loro.
La storia delle scorie conservate nel magazzino di Rovello Porro risale alla primavera del 1990, quando risalendo prima lungo il Po, poi su per il Lambro e infine nel Lura, i geologi e i tecnici del Presidio Multizonale di Igiene e Prevenzione (Pmip) di Milano rintracciarono a Rovello Porro l’origine delle tracce di Cesio 137 rinvenute nel corso di alcuni controlli attorno alla centrale di Caorso.
E proprio alla Fonderia Premoli erano pervenute scorie di alluminio risultato poi radioattivo.
Si trattava di una partita acquistata dall’impresa comasca da un’azienda con ogni probabilità dell’ex Unione Sovietica ma attraverso un intermediario austriaco.
«Da anni le sostanze sono stoccate e sigillate con tutte le precauzioni del caso. Mi sento, ancora una volta, di potere tranquillizzare tutti i cittadini. Non c’è mai stato alcun segnale di allarme né in passato né adesso. Sono comunque molto contento che si stia lavorando per una rimozione definitiva del materiale», dice sempre Premoli.
Intanto, già entro il mese di marzo, qualcosa potrebbe accadere.
«Dopo il positivo incontro con tutti i soggetti coinvolti – dice il sindaco di Rovello Porro, Gabriele Cattaneo – ora il prossimo passaggio prevede la convocazione di una riunione in Regione Lombardia, entro il mese di marzo, dove iniziare concretamente a studiare come muoversi. Innanzitutto, dovrà essere disposto un dissequestro temporaneo del materiale per consentire un ulteriore prelievo di campioni. Si procederà a esaminare le sostanze. In ogni caso, le verifiche effettuate giovedì sono state negative. Dovremo poi elaborare uno studio di fattibilità che indichi il modo migliore per imballare il materiale e portarlo via».
Dopo aver nuovamente analizzato tutto, il passo successivo sarà probabilmente quello più complicato. «Dovremo riuscire a individuare un sito di stoccaggio definitivo e lontano dal paese», aggiunge il primo cittadino di Rovello Porro.
Al momento, in Italia, non esistono però luoghi in cui smaltire il Cesio 137 contenuto nei fusti e nel terriccio della Premoli.
I barili potrebbero essere portati in Germania dove invece ci sarebbe la possibilità di conservare queste sostanze. Ma per adesso non è stata presa alcuna decisione in proposito.
«La ferma volontà è comunque di arrivare a una conclusione di questa eterna vicenda entro il 2013», conclude il sindaco Cattaneo.

Fabrizio Barabesi

Nella foto:
Uno dei capannoni della Fonderia Premoli: da 22 anni la ditta attende lo smaltimento di scorie radioattive

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