Sport

Quel 4 maggio con la cartolina del Grande Torino

altBaffi bianchi e capelli spruzzati d’argento proteggono la mia memoria, talvolta incapace di trattenere i troppi ricordi del mio vissuto. Un volto, una lettura, un incontro, una canzone, e scoppia la rivoluzione. Chiudo gli occhi, scompare il presente, mi ritrovo proiettato nel passato.
Fatto è che mi ritrovo a raccontare avvenimenti accaduti cinquant’anni fa ed anche più come fossero successi ieri. Corre il 1949, un’era geologica fa. Presidente della Repubblica è Luigi Einaudi, al cinema

Totò “Cerca casa”, alla radio si canta “Se a Milano ci fosse il mare” (congiuntivo compreso), al gazzettino padano Liliana Feldmann gorgheggia “La samba del verzee”, mentre Teddy Reno invoca “Trieste mia”…
Nello sport è l’anno di Coppi, il campionissimo è consegnato alla gloria dal cronista Mario Ferretti che apre la sua radiocronaca del tappone dolomitico del giro d’Italia con una frase entrata nella storia del ciclismo: “Un uomo solo è al comando, la sua maglia è bianco-celeste; il suo nome è Fausto Coppi”.
Nel pallone il Como gioca per la prima volta in serie A, unica squadra formata da soli italiani. Qualcuno ricorda che durante la partita contro il Milan di Gre-No-Li, ovvero del trio svedese formato da Green, Nordhal e Liedholm, al Sinigaglia campeggiò un cartello che recitava “Milan Stati Uniti d’Europa contro Como”.
In città si ricordano i 150 anni dell’invenzione della pila con una mostra sull’“Elettricità applicata”, alla quale aderirono le maggiori industrie nazionali del campo elettrotecnico. Curioso, un piccolo apparecchio radio di genere popolare, vero piccolo miracolo di tecnica, prodotto dalla nota industria comasca “Unda Radio” messo in vendita al prezzo di 22.500 lire e che godette dell’esenzione della tassa Rai per il primo anno.
Un’altra industria locale, l’Oec di Monte Olimpino, espose quadri di comando per grandi alberghi, navi, ospedali. Fu anche installato un cinema all’aperto per la proiezione di celebri film nel corso di un festival cinematografico che si chiamò “Primo Festival Cinematografico Villa Olmo per la Coppa d’Oro Città di Como”. L’inaugurazione avvenne il 27 giugno con la proiezione del film colossal americano “Il romanzo di una vita” con Spencer Tracy.
La mia cronaca personale racconta le solite storie di giochi in strada, figurine dei calciatori vinte e perse sui marciapiedi, scambi di giornalini e di francobolli.
Quel giorno, era il 4 maggio del 1949, ero occupato in una complessa operazione di mercato con un compagno di giochi di qualche anno più grande. Io custodivo gelosamente una pellicola in bianco e nero con le prodezze de “Il lupo cattivo e i tre porcellini” e una “pizza”, capitatami chissà come, con una breve sequenza nella quale si vedeva il figlio del Duce, Bruno Mussolini, pilota morto in guerra, che atterrava con il suo aereo.
Ricordo che guardavo quei filmati utilizzando un proiettore a manovella piuttosto complicato da manovrare, con una lampada che dopo qualche minuto di funzionamento scottava al punto da dovere fermare la proiezione per evitare che scoppiasse…
La trattativa di scambio era complessa e io non cedevo alle proposte apparentemente vantaggiose di Giacomo. Ricordo la sua insistenza nell’offrirmi tanti soldatini di piombo e anche il fortino con i relativi indiani, oltre che alcuni fumetti. Io non cedevo, cosicché decidemmo di andare a casa sua per discutere davanti a quello che mi proponeva in cambio delle pellicole. Ricordo che erano da poco passate le sei del pomeriggio, Giacomo abitava in via Bellinzona in un palazzo davanti al negozio del Guerino, il fornaio di Ponte Chiasso.
Entro in casa e vedo nell’ingresso una specie di comodino sul quale è acceso un lumino che illumina fiocamente una cartolina raffigurante la squadra di calcio del Torino. Arriva la mamma del mio amico e, la voce incrinata, prossima al pianto: “Non sapete quello che è successo? L’ho sentito alla radio pochi minuti fa! I giocatori del Torino… Il loro aereo che li riportava a casa dal Portogallo si è schiantato sul colle di Superga… Sono morti tutti… Bacigalupo, Ossola, Gabetto, Mazzola… Non è sopravvissuto nessuno… Tutti morti!”. Mi vengono i brividi nel ricordo. Il Torino, il grande Torino era un mito, una squadra di inarrivabili campioni, i suoi tifosi erano numerosissimi, a Ponte Chiasso moltissimi tifavano per i granata…
Svanisce di fronte alla disperazione della mamma di Giacomo la voglia di scambio. Il lupo cattivo che rincorre i tre porcellini è solo un cartone animato, i fotogrammi del famoso pilota che atterra accolto dal Duce frammenti di storia ormai lontana, la realtà è il Grande Torino che non c’è più.
Finisce qui il ricordo del 4 maggio di sessantacinque anni fa. Non so che fine abbiano fatto le mie due preziose pellicole e neppure il mio proiettore a manovella, sono ancora vivissimi il luccichio di quel lume, la foto dei granata, la voce incrinata della mamma di Giacomo.

Renzo Romano

Nella foto:
Un’immagine che ricorda la tragedia di Superga del 4 maggio 1949 in cui perì la squadra di calcio del grande Torino
4 Maggio 2014

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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