Quel comasco nell’inferno di Dogali

Storia
A Dogali, località eritrea a pochi chilometri dalla costa del Mar Rosso, il 26 gennaio del 1897 si è consumato il primo dramma dell’avventura colonialista del Regno d’Italia, una battaglia costata la vita a centinaia di fanti italiani e a decine di ascari, i soldati arruolati tra la popolazione locale.
A tenere viva la memoria storica di questi fatti è Maurizio Casarola, autore del libro Addio mia bella, addio (edizioni Arterigere, pp. 128, 12 euro) che sarà presentato domani alle 21 al Centro Civico “Fabio Casartelli” di via Roma 23 ad Albese con Cassano.
Perché Dogali? Le strade di Como sono piene di ricordi e di legami a quella giornata di quasi 115 anni fa. A cominciare dalle lapidi e dai monumenti che, al Cimitero Monumentale, ricordano i caduti di quella battaglia, oltre che quelli di Adua, alcuni anni dopo. A Dogali morì anche un comasco, Giovan Battista Lombardini, detto Giobatta. Originario di Porto Ceresio, i frequenti spostamenti per lavoro del padre lo portarono una prima volta a Cernobbio e quindi, nel 1883, in una casa di fronte all’asilo di via Briantea, dove adesso c’è la chiesa di Sant’Agata.    
La famiglia di “Giobatta” Lombardini era amica di quella di Gian Pietro Porro, nipote di un altro Gian Pietro, podestà di Como nell’Ottocento, fondatore della Cassa di risparmio delle province lombarde e anche della Società Navigazione Laghi: un grosso pezzo della storia di Como e del Lario, insomma. Ebbene, Gian Pietro Porro junior (per usare una terminologia moderna) è tra le figure più significative dell’avventura italiana nelle lontane terre eritree. L’anno prima di Dogali guidò una spedizione esplorativa all’interno del territorio. I capi locali non gradirono e trucidarono il gruppo. Da questo eccidio sarebbe originata la spedizione militare che, pochi mesi più tardi, avrebbe trovato la morte sulle colline tra la costa ed il forte di Saati. A Dogali, appunto.
Le connessioni tra Como e la località eritrea (fu tra l’altro lo scrittore e diplomatico comasco Carlo Dossi a inventare il nome di “Eritrea” – dal greco erithros, rosso – per la prima colonia italiana) non finiscono qui. Chi passa per via  Cavallotti non può non notare la statua dedicata al politico comasco, all’ingresso della facoltà di Giurisprudenza. Cavallotti fu uno dei sostenitori della reazione italiana all’eccidio di Dogali: pur facendo parte dell’opposizione, non esitò a sostenere la necessità di una pronta risposta che risollevasse l’orgoglio italico in quelle terre.
Franco Cavalleri

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