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Quel lungolago dimenticato tra il Monumento ai Caduti e il Tempio Voltiano

Pessimo biglietto da visitaBisogna decidere, una volta per tutte, se Como ha davvero intenzione di accendere il motore del turismo. Se il suo destino economico, come tutti sostengono con vigore, è profondamente legato a questa risorsa, allora occorre rimediare con urgenza al degrado in cui versano da troppi anni alcune zone strategiche della città. In queste settimane si è parlato molto della parziale restituzione del martoriato lungolago, del quale abbiamo da una parte recuperato provvisoriamente la passeggiata e dall’altra

la vista del lago; operazione arrivata al successo in poche settimane grazie alla proficua collaborazione tra pubblico e privato.Ma c’è un angolo di Como, tra il Monumento ai Caduti e il Tempio Voltiano, zona di indubbio valore paesaggistico e architettonico, che meriterebbe la stessa attenzione. La situazione, come documenta il nostro reportage fotografico, è davvero imbarazzante: mostra un lembo di lungolago completamente dimenticato, abbandonato all’incuria nel silenzio.Avere ambizioni turistiche e presentarsi in questo stato è come pretendere di andare a una cena di gala con un paio di pantaloni corti e pure sgualciti.Offrire questa immagine di Como in uno dei punti del patrimonio razionalista più importante del mondo è un autogol incredibile. Un’offesa alla città, ai suoi geni che l’hanno fatta conoscere ovunque e ai poveri visitatori che dopo un giorno fuggono riportando a casa ricordi terribili. Come bene sanno gli albergatori, non c’è migliore pubblicità del passaparola, di un turista che torna nel suo Paese raccontando ad amici e parenti le meraviglie che ha visto. Se è vero che gli inviti ai comaschi alla cultura del sorriso e dell’ospitalità aiutano a spingere il territorio nella direzione giusta, è altrettanto vero che la voglia di sorridere non possiamo spegnerla sul nascere offrendoci agli occhi dei turisti in questo stato. Un noto docente di architettura diceva che ai suoi alunni prima di tutto insegnava a riconoscere il bello e a conservarlo. Una lezione che dovremmo imparare tutti.

Maurizio Pratelli

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