Quel “marmo dei poveri” che accende di colori la Valle Intelvi

Alla scoperta della scagliola
È dedicata alla scagliola la nuova “Perla d’Intelvi”, la collana di volumi ideata dalla Comunità Montana Lario Intelvese per valorizzare le peculiarità del suo territorio. I percorsi della scagliola intelvese. Simboli e devozioni tra fiori e colori marmorei di Floriana Spalla, direttrice del Museo dello Stucco e della Scagliola intelvese, da lei stessa fondato nel 1986, offrono un interessante viaggio tra i segreti del cosiddetto “marmo dei poveri”. La scagliola, infatti, pur essendo un prodotto modesto, costituito dalla mescolanza di gesso con polveri di terre naturali, ha dato vita, grazie alla sapienza di maestri scagliolisti, attivi già dal XVI secolo, a paliotti d’altare e opere d’arte che nulla hanno da invidiare ai ben più costosi marmi.
Il libro (Bellavite editore, pp. 80, 11 euro), che sarà presentato oggi alle 21 nella Biblioteca comunale di Lenno, ripercorre storia e tecnica della scagliola, svelando le varie fasi di lavorazione, che portano al prodotto finale, visitabile in qualsiasi paese della valle. Grandi altari sono quelli dell’oratorio di Santa Maria del Gelpio ad Argegno, in località Sant’Anna, o della parrocchiale di Cerano, paese che ospita anche il piccolo Museo dello Stucco e della Scagliola intelvese, attivo a promuovere, mediante studi, mostre o convegni, artisti comacini sia del passato che contemporanei. Tra i primi da segnalare è l’architetto Santino Solari, che operò nel duomo di Salisburgo, nella cui Diocesi già dal 1591 esisteva una cappella realizzata in scagliola. Filo conduttore di tutte le opere, dalle passate alle più recenti, è la lode perenne dello spirito, offerto da fiori e colorate geometrie resi eterni nella pietra. Dopo il Concilio di Trento, infatti, la nuova arte ecclesiastica vuole bloccare tutto ciò che in natura è mutevole e uno dei mezzi prescelti è quello dei paliotti in scagliola. La loro realizzazione non è semplice né veloce. Occorre, infatti, preparare dapprima un supporto in gesso di due, tre centimetri, sul quale viene poi steso uno strato di un composto realizzato sempre con gesso amalgamato a collanti e polveri nere provenienti dalla carbonella di vite o dalla fuliggine. A questo punto la superficie deve essere incisa secondo il disegno da realizzare e gli incavi vanno riempiti con impasti di scagliola di vari colori. Il tutto deve infine essere lucidato seguendo il cosiddetto segreto delle sette pietre, che consiste in una prima passata con la pomice e in un’ultima con l’ematite, in grado di lasciare un alone rossastro. L’opera finita viene quindi lucidata con cera d’api. Un lavoro dunque impegnativo, che richiedeva la costante collaborazione del maestro e dell’allievo, qualsiasi fosse la bottega di fabbricazione.
Per conoscere più da vicino l’arte della scagliola, oltre ad assistere alla presentazione del volume (tutti i partecipanti alla serata potranno averne una copia in omaggio), basta seguire uno dei percorsi proposti dall’autrice, che spaziano sul versante del Ceresio da Osteno a Lanzo, sul Lario e nella bassa Valle Intelvi.
Per addentrarsi ancora più a fondo nell’atmosfera valligiana si può sfogliare anche il recente volumetto di Rosa Maria Corti Valli poetiche. Itinerari culturali nelle valli lariane (Lietocolle edizioni, pp. 84, euro 18), che presenta il territorio attraverso la figura delle maestranze antelamiche e dei loro movimenti migratori in tutta l’Europa, senza tralasciare aspetti poetici e letterari. Un’interessante sezione è dedicata ai prodotti tipici e alla tavola, caratterizzata da elementi semplici e genuini, tra cui i formaggi.

Cristina Fontana

Nella foto:
Cristo con la Croce nel particolare di una scagliola nella chiesa di Sant’Ambrogio a Verna. L’opera è attribuita dal volume di Floriana Spalla ad Andrea Solari

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