Cultura e spettacoli

Quel sardo che indaga nell’agosto di Como e ha sete di giustizia

Thriller lariano oggi alla Feltrinelli
Il commissario Efisio Sorigu – un sardo “tosto” direbbe Camilleri – trapiantato a Como per lavoro, torna nel prequel del suo creatore Salvo Barone con un’indagine che pesca nel torbido dello sfruttamento dell’immigrazione clandestina.
Dopo Le regole del formicaio, fortunato esordio del 2010 che vedeva Sorigu muoversi in una Milano ossessionata dai complotti alla vigilia delle elezioni politiche con un misterioso suicidio in metropolitana da dipanare – arriva in libreria Una giustizia più sopportabile (Todaro Editore) che viene presentato oggi alle 18 alla libreria Feltrinelli di Como (ingresso libero).
Un furto con uno scasso nell’appartamento dell’amico di Sorigu, Stefano La Duca, e la scoperta del cadavere di un’anziana donna pochi giorni dopo nello stesso condominio rompono la tranquilla routine dell’agosto comasco del commissario. La vittima è stata sgozzata con un bisturi e di lei, che viveva sola, si conosce solo l’impegno nel sociale. Dell’omicidio viene accusato Nazim, un infermiere kosovaro che lavora come giardiniere nel condominio teatro del delitto. Poco convinto da subito, Sorigu proverà a scardinare le accuse nei confronti di Nazim e scoprirà che la vittima nascondeva un passato ben diverso dall’immagine di pia donna che le viene cucita addosso: niente meno che un’attività di sfruttamento dell’immigrazione clandestina.
Salvo Barone, nel suo giallo si fa un salto indietro nel tempo fino alla guerra dei Balcani con un episodio che si lega a Como-città di frontiera di oggi. Come mai questa scelta?
«Tutto è nato dalla lettura di un articolo del Corriere della Sera del 1997 che mi colpì moltissimo: raccontava di un rimpatrio forzato di profughi del Kosovo imbarcati all’aeroporto di Zurigo e pagato 3.200 franchi a testa. Da qui è partita la costruzione della trama che per il resto è tutta frutto della mia fantasia».
Il primo romanzo era ambientato a Milano. Quali le differenze con Como?
«In un contesto di giochi della finanza e della politica, mi sembrava più caratterizzante una metropoli, invece per una vicenda che parla di un delitto privato Como mi è sembrata una scelta naturale. Poi è la città in cui vivo e che conosco bene».
Rispetto al romanzo precedente, l’amico del commissario Sorigu, Stefano La Duca, ha una presenza preponderante come fosse un alter ego.
« Una giustizia più sopportabile è stato scritto davvero prima di Le regole del formicaio. Ho immaginato per Sorigu un mentore, una spalla che lo accompagnasse, doveva essere qualcuno più vecchio di una generazione, da qui la scelta del bancario La Duca».

Nella foto:
La copertina del romanzo di Salvo Barone
4 maggio 2012

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