Quella diga foranea che divide i comaschi

altLa diga foranea del porto di Como è al centro del dibattito. Vi sorgerà infatti il monumento di Daniel Libeskind dedicato ad Alessandro Volta e donato alla città tramite gli “Amici di Como”. Un’iniziativa che ha suscitato non poche polemiche anche per la sua collocazione. Occorre allora ricordare, grazie all’archivio fotografico di Enrico Levrini, che la diga è stata realizzata nel 1870, in contemporanea con i lavori di colmatura del porto di Como. La necessità di costruirla è arrivata

con l’aumento del traffico della navigazione civile e commerciale: infatti smorza il moto ondoso del lago e favorisce lo sbarco dei turisti dai pontili.
È l’unica diga lacustre in Italia a protezione di un porto di lago. Il progetto originale del 1868 prevedeva un collegamento con la terra ferma in zona giardini pubblici, tramite un ponte ad arco, per far passare sotto i battelli. La diga, quando venne ultimata nel 1870, era lunga 310 metri, ma non era collegata a nessuna delle rive, il passaggio verso la zona giardini è stato lasciato libero per favorire il flusso dei comballi e natanti, che caricavano le merci, dalla stazione a lago della ferrovia e che erano diretti alle acciaierie di Dongo. Con la chiusura e la demolizione dello scalo a lago nel 1965, nacque l’idea di collegarla finalmente alla riva. Il collegamento della diga fu inserito nei piani di riqualificazione dei giardini pubblici ed alla fine degli anni ’70 fu collegata alla terra ferma. Un sopralluogo effettuato nel 1965, trovò la diga in condizioni pessime e si pensò anche di demolirla completamente. Era composta da pietre sovrapposte, che si staccavano di frequente e rotolavano a lago, aveva le ringhiere divelte ed era ricoperta da uno spesso strato di erbacce. Il Comune, con il Genio civile, iniziò a lavorare su un progetto che prevedeva il collegamento alla riva delle diga e la trasformazione in una passeggiata.
Il progetto prevedeva la costruzione di una soletta larga sei metri, il rafforzamento della base, un impianto di illuminazione moderno e la sostituzione di tutti i parapetti. Il collegamento con la terra ferma, però, non era previsto in muratura, ma con un ponte, che diventò l’oggetto della discordia fra il Genio Civile e il Comune di Como. Solo quattro anni dopo si decise di prolungare la diga in muratura, fino ai giardini e finalmente di eseguire i lavori progettati nel 1965. A metà 1970 i lavori erano completati, ma la passeggiata rimase chiusa quasi per un anno per problemi burocratici. Il Comune, per risolvere la questione, fu costretto ad emanare un ferreo regolamento, per disciplinare l’accesso alla diga. Divieti che con il tempo decaddero, come il divieto di pesca, di transito di biciclette o di attracco dei battelli. La passeggiata venne inaugurata nel luglio 1971. Nel 1987 la passeggiata sulla diga è stata intitolata al fisico comasco Pietro Caldirola, di cui ricorre il centenario della nascita.
Della vecchia diga originale è stato mantenuto il faro con la lanterna, al centro dell’isolotto finale che accoglierà con opportuni accorgimenti tecnici l’opera di Libeskind. La storica lanterna ha segnalato per più di cento anni, ai battelli in entrata e in uscita dal porto, la parte terminale della diga. Nel giugno del 2009 la motonave Orione, durante una manovra di entrata in porto , urta la parte terminale della diga, danneggiandola seriamente. La diga rimarrà chiusa al pubblico per tre anni.

Nella foto:
Amarcord
foto della collezione di Enrico Levrini

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