Raddoppiato il numero di minorenni stranieri. Il prefetto: «Li lasciano davanti alla Questura»

Il convegno della Cooperativa sociale “Il Biancospino”
(a.cam.) Arrivano da ogni parte del mondo, hanno dai 14 ai 18 anni, anche se spesso non è facile stabilirne con certezza l’età, non c’è un adulto che si prenda cura di loro e di fatto vengono presi in carico dal Comune. Como è sempre più un punto di approdo per i minori stranieri non accompagnati. Gli arrivi sono raddoppiati negli ultimi due anni e Palazzo Cernezzi funge da tutore per una sessantina di ragazzini. «È un problema umano ma, inevitabilmente, anche economico», spiega l’assessore

ai Sevizi sociali, Bruno Magatti.
Ieri, all’auditorium del Don Guanella, a Como, la Cooperativa sociale “Il Biancospino” ha promosso il convegno “Voci multiple”, dedicato appunto ai minori non accompagnati. Dal 2010, l’ente gestisce “Puzzle”, un centro di accoglienza per questi ragazzi con sede a Tavernola. Attualmente, con 24 ospiti la struttura registra il tutto esaurito. Gli altri immigrati under 18 sono al momento nel centro di Prestino e in altre strutture per bambini. L’impegno economico però rischia di diventare insostenibile per gli enti pubblici.
Da gennaio, sono già 13 i nuovi arrivi. «La situazione deve essere necessariamente approfondita – dice il prefetto di Como, Michele Tortora – Nel capoluogo in particolare il problema sta diventando rilevante. Si sta diffondendo la voce della presenza di un ottimo centro di accoglienza, e capita che i ragazzini vengano lasciati da altre persone davanti alla Questura. Negli ultimi due anni il trend di arrivi è raddoppiato e la gestione della questione sta diventando sempre più complicata».
La Cooperativa “Il Biancospino”, attiva da 10 anni, gestisce il centro di Tavernola dal 2010.
«Quella di Como è una delle poche strutture in Italia destinata proprio ai minori stranieri non accompagnati – spiega il presidente della cooperativa, Michele Borzatta – La fascia di età va dai 14 ai 18 anni, la media è 17, anche se spesso è difficile sapere l’età reale dei ragazzini. Il numero di arrivi è in forte crescita, il centro è conosciuto e le informazioni corrono rapidamente. Abbiamo minori provenienti da ogni parte del mondo».
L’obiettivo è rendere i ragazzi autonomi. «Una volta che diventano maggiorenni dovrebbero camminare sulle loro gambe ma ovviamente non è affatto semplice – dice ancora Borzatta – Cerchiamo di garantire almeno un ulteriore periodo di accompagnamento. Una delle strade che stiamo provando è quella dell’affido a famiglie residenti provenienti dallo stesso Paese del ragazzo. Ma non è facile».
Nel 2012, per la gestione del centro “Puzzle” il Comune di Como ha investito 517mila euro, cifra alla quale si aggiunge una somma pressoché analoga per i minori accolti in altre strutture. «Per il 2013 prevediamo una spesa almeno pari – conclude l’assessore Magatti – Il problema economico purtroppo esiste. Il Comune ha in carico 53 minori stranieri e il numero è in costante crescita».

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