Il mestro Radice diventa trentino

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Eventi – Da domani all’8 giugno, al “Mart” di Rovereto, la retrospettiva sul maestro dopo la donazione dell’archivio

La mostra Mario Radice. Architettura numero colore a cura di Giovanni Marzari, che sarà inaugurata domani alle 18 al museo “Mart” di Rovereto, «aumenterà la visibilità sul mercato delle opere del maestro comasco, e contribuirà a rivalutarlo. Qualche opera in più emergerà specie nelle aste d’arte contemporanea».
Parola del critico d’arte Luigi Cavadini, assessore alla Cultura di Como e profondo conoscitore dell’Astrattismo geometrico lariano, corrente di cui Mario Radice è stato

uno dei maestri.
In particolare, per fotografare la situazione attuale, va ricordato come per un dipinto della fase “storica” di Radice (anni ’30 e ’40), di medio formato, le quotazioni sono oggi tra i 40mila e i 50mila euro. Per i lavori delle fasi successive, il prezzo cala in proporzione di circa il 20%. I meno facoltosi poi possono contare sui disegni.
O meglio potevano, perché gran parte dell’Archivio Radice – un patrimonio straordinario composto da circa 1.700 pezzi, in prevalenza disegni e schizzi per opere pittoriche, progetti di architettura e design – è stato affidato dalle figlie del maestro, Barbara e Nena Radice, proprio al Mart.
«Sono scelte della famiglia e non si discutono – commenta l’assessore Cavadini – Ricordo che le stesse figlie di Radice hanno donato una cospicua parte di opere alla nostra Pinacoteca, alla morte del pittore, e ricordo altresì che quasi mai l’archivio di un artista arriva integralmente in un solo luogo. Faccio ad esempio il caso di Ico Parisi: una parte è da noi in Pinacoteca, ma il resto è a Modena».
Eppure il dibattito è aperto: «Sono felice della mostra del Mart che, in cambio della donazione, valorizza Radice pure sul piano architettonico, anche sulla base di miei spunti di ricerca – dice Luciano Caramel, che ha firmato per Electa il catalogo generale di Mario Radice – Trovo però che sia stato uno sbaglio affidare l’archivio alla città trentina, anche se Como e Rovereto hanno analogie sul piano culturale».
Ma sentiamo direttamente una delle due artefici della donazione, Barbara Radice, che è stata compagna del grande designer Ettore Sottsass.
«Quando Lanfredo Castelletti, persona squisita, era direttore dei musei civici di Como, io e mia sorella – dice Barbara – abbiamo fatto una donazione molto consistente di opere e di parte dell’archivio Radice alla città di Como e alla sua Pinacoteca, alla morte di nostro padre nel 1987. Decidendo di voler dare il resto dell’archivio a un’altra istituzione. Si era pensato in primis a Milano, ma è rimasta sorda. Allora abbiamo puntato su Rovereto, il cui museo ci pare una istituzione seria e competente».
Non avete quindi un’“ antipatia” per Como? «No di certo, anche se Como in sostanza con noi non si è più fatta viva – dice Barbara – e in generale non è mai stata una città che si è data molto da fare con gli artisti che l’hanno abitata. La decisione non è “contro” Como, che personalmente amo. Avrei anzi molto desiderato che la città lariana si facesse carico di una ricerca su papà, ma continua a non farci una bella impressione il modo in cui non valorizza gli archivi e le eredità che ha ricevuto da tanti maestri del ’900, tante collezioni tenute magari decorosamente ma senza “charme”. Como, con i vari Terragni, Cattaneo e Radice, avrebbe potuto diventare un centro di rinomanza mondiale. Peccato. Penso che, adesso, il Mart di Rovereto sia il posto giusto per valorizzare l’opera di nostro padre».
La parola passerà al pubblico, da domani all’8 giugno. Al Mart si potrà esplorare in modo esaustivo l’opera del maestro lariano, in un percorso che alla luce dei ricchi ed inediti materiali archivistici, suggerisce una rilettura di tipo storico-critico sull’Astrattismo italiano che non solo approfondisce le vicende delle origini, radicate nel clima degli anni Trenta, ma getta nuova luce sui fitti intrecci con la grande stagione architettonica del Razionalismo. Il fulcro della mostra, infatti, è rappresentato dalla ricostruzione del bassorilievo realizzato per la Sala del Direttorio della Casa del Fascio di Como, progettata da Giuseppe Terragni nei primi anni Trenta, e all’approfondimento del sodalizio con Cesare Cattaneo, il giovane e geniale architetto con cui Radice realizza la famosa Fontana razionalista di Camerlata (1936), il cui “clone” del 1960 versa oggi in condizioni francamente pietose.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Nel tondo, Composizione R.S.E.R., olio su tela di Mario Radice del 1985 esposto al Mart. Nella foto piccola, la figlia del pittore Barbara Radice con Ettore Sottsass

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