I personaggi del Corriere

Radio, una magia nata a Como. Ricordo del pioniere Glauber

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Storia di un’azienda
La figlia Lisa rievoca gli anni della Unda attiva in via Mentana dal 1940 al 1958

Questa è la storia di una scatola magica che in un tempo lontano e per ben diciotto anni si confezionò a Como. Vi lavorarono in tanti e ancora oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, c’è chi ne subisce l’incantesimo e insegue i non molti esemplari rimasti in circolazione. Quella scatola è una radio, la Unda Radio, inventata da Massimiliano Glauber, un imprenditore di Dobbiaco (Bolzano) che, a un certo punto della sua vita e in circostanze drammatiche, emigrò sul Lario e trasferì la sua azienda

in città, in via Mentana 20, all’angolo con via Rezia, dove oggi ha sede l’Istituto Pascoli, dando lavoro a quasi 300 persone.
La Unda fu una delle prime fabbriche in Italia per la costruzione di apparecchi radio e loro componenti. Tra i suoi primati c’è anche la supereterodina a comando unico: in pratica, l’invenzione di una sola manopola per sintonizzarsi sulle stazioni desiderate rispetto alla molteplicità di comandi preesistenti.
L’occasione per parlarne è la Giornata Mondiale della radio che si celebra il 13 febbraio. Un evento voluto dall’Unesco per richiamare l’attenzione sull’importanza di un mezzo di comunicazione, tuttora il più diffuso al mondo, senza il quale tanta parte dei popoli della Terra non avrebbe accesso all’informazione.
La signora Lisa Glauber, una dei tre figli del fondatore, ha studiato al liceo classico “Volta” di Como e vive sul Lario dopo aver trascorso quasi quarant’anni negli Stati Uniti, prima a New York e poi in California. Laureata in Scienze della nutrizione, svolse ricerche sullo stato di salute delle popolazioni più povere della Grande Mela, per conto del governo di Washington. Poi diresse un’azienda agricola. Infine, si occupò di senzatetto, conoscendo l’altra faccia dell’America.
Ci incontriamo nella sua bella casa di Toldino, sopra Cernobbio, dove accetta di rievocare l’epopea della Unda, alla quale sono dedicati anche un sito Internet (undaradio.com) e un documentario.
Massimiliano Glauber era nato a Innsbruck, in Austria, ed era di origini ebraiche. Studiò filosofia e fisica all’Università di Monaco. Diede vita alla Unda, “Società per la Fabbricazione di Apparecchi di Meccanica Fine”, nel 1925, quando aveva appena 23 anni. In seguito all’annessione dell’Austria alla Germania quasi tutti gli altoatesini dipendenti dell’azienda scelsero di trasferirsi nel Reich, dove erano stati loro promessi lavoro e proprietà. Glauber, invece, dovette lasciare i suoi immobili e trasferirsi altrove a causa dell’entrata in vigore delle leggi razziali. La scelta cadde su Como, città di confine con la Svizzera. E qui ebbe inizio la nuova avventura.
Cosa ricorda della passione di suo padre per la radio, al di là dell’attività di imprenditore del settore?
«Non credo che, originariamente, si potesse parlare di vera e propria passione per la radio in quanto tale. All’inizio tutto nacque dal suo colloquio con uno svizzero che gli segnalò questo campo nuovo e, a suo dire, interessante».
Attraverso le conversazioni in famiglia coglieva l’idea di un servizio importante alle persone che, grazie ai vostri apparecchi, potevano così ascoltare e vivere l’informazione, la musica, le comunicazioni di ogni tipo?
«Io ero molto giovane e immatura, non avrei colto tutto questo nemmeno se a parlare fosse stato Guglielmo Marconi. E poi mio padre era una persona modesta, un vero signore, non certo il tipo che si dava delle arie?».
Voi ascoltavate la radio?
«Sì, soprattutto la musica. Andavamo alla Scala e il giorno successivo ascoltavamo alla radio la riproposizione del concerto. Ancora prima, a Dobbiaco, dove mancava un teatro, era la radio a sopperire a questa carenza».
Lei ascolta la radio oggi?
«Sì, specialmente la musica».
In cosa consiste la magia della radio?
«Lo spiega bene in un suo scritto Marco Zanelli, ex dipendente della Unda Radio. Ricorda le tante stazioni sulle quali ci si poteva sintonizzare, tante corrispondenti al nome di una città: Londra, Berlino? Era la magia di immaginare e, quasi, di toccare quei luoghi. Ci si poteva figurare com’era una cantante dalla bella voce. La magia avveniva di sera quando, come scrive Zanelli, ci si riuniva “tutti vicini alla radio, parenti e amici, occhio alla scatola parlante illuminata, l’orecchio teso all’ascolto di lingue spesso sconosciute, di musiche mai sentite prima”?».
È stupita del fatto che gli apparecchi Unda siano molto richiesti dai collezionisti?
«È stata per me una sorpresa scoprire questo mondo e anch’io ho acquistato tre vecchi modelli, una per ognuno dei miei nipoti. Papà fece sette modelli di radio rurale, fece anche la radio balilla? A quei tempi era importante anche la parte in legno della radio, il mobile. Ogni tanto, tra i collezionisti, qualcuno mi dice di essere onorato di parlare con me. A me viene da ridere, ma poi penso che dicono questo per il rispetto verso papà».
Secondo lei, che cosa rende la radio ancora attuale nonostante il moltiplicarsi delle comunicazioni a tutti i livelli?
«Indubbiamente oggi la radio ha meno appeal, ma è di compagnia anche per i commenti che si possono ascoltare».
Quando lei venne a Como l’azienda di suo padre chiudeva: come ricordava lui nel tempo quell’esperienza?
«Era molto soddisfatto dei suoi collaboratori e della scelta fatta con Como. Visse la seconda parte della sua vita in modo sereno e anche noi eravamo sereni».
Ha avuto testimonianze da persone che hanno lavorato all’Unda di via Mentana?
«Con alcuni di loro sono tuttora in contatto. Ci sono molti ricordi e c’è riconoscenza nei confronti di papà».
Perché il sito?
«È frutto del lavoro di “Antique Radio Magazine”, la rivista italiana dedicata alle radio d’epoca. Aiuta a tener viva la storia di Unda Radio».
Un ultimo spunto: nel 1947, nella sede di via Mentana fu realizzato un nuovo laboratorio per lo studio e la progettazione della televisione e nella mansarda dell’ex Hotel Brunate venne creata una succursale del laboratorio. Le antenne, orientate verso Torino, permettevano di “saltare” la schermatura della Spina Verde e dare il la a un’altra magia: la tv. Ma questa è un’altra storia.

Marco Guggiari

Nella foto:
Autorità in visita alla fabbrica Unda Radio di via Mentana, angolo via Rezia, negli anni Quaranta
11 Febbraio 2014

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