Raggiri con le auto usate a Cantù. Truffa da 300mila euro: un arresto

palazzo di giustizia como

Avrebbe aperto il 12 giugno del 2018 una attività con sede effettiva a Cantù, attiva nel campo della vendita di auto usate: la Top Cars Motors 2. Srl con sede legale a Busnago che già il 19 dicembre del 2018 veniva dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di Como. Un dissesto che – secondo la tesi della Procura di Como – sarebbe stato causato dall’indagato che nel frattempo, in questi pochi mesi di attività, avrebbe truffato almeno 25 acquirenti con profitti non giusti quantificati in almeno 300mila euro. Il pm Mariano Fadda ha chiesto e ottenuto dal giudice delle indagini preliminari di Como, Francesco Angiolini, una ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di un 31enne di Alzano Lombardo, amministratore di fatto della società.
I reati contestati sono la bancarotta fraudolenta e la truffa. Indagini partite dalla denuncia delle vittime che – su appositi siti Internet di settore per auto usate – trovavano vantaggiosi affari riferibili alla srl di Cantù, contattavano l’indagato che mostrava loro le vetture (che erano sempre le stesse) e che pattuiva il prezzo. Soldi che venivano pagati per “bloccare l’affare” (cifre spesso ingenti, fino a 17mila euro a vittima) e che poi confluivano su un conto della srl prima di prendere il volo per la Croazia. Di auto consegnate, ovviamente, nemmeno l’ombra. In pochi mesi, con il costante prosciugamento dei conti, la società – con tanto di salone in quel di Cantù per mostrare le auto – avrebbe accusato un debito di oltre 300mila euro con i creditori a fronte di un capitale sociale di appena 2.500 euro. Inevitabile, dunque, il Fallimento decretato dal Tribunale di Como (giudice delegato Alessandro Petronzi) il 19 dicembre scorso. Le indagini – coordinate dalla Procura lariana che ha poi chiesto l’ordinanza di custodia cautelare – sono state condotte dai carabinieri della compagnia di Cantù. In sei mesi di attività sarebbero almeno 25 i cittadini raggirati che avrebbero consegnato all’arrestato cifre da un minimo di 500 euro di acconto ad un massimo di oltre 17mila. Le indagini proseguono per meglio dettagliare il giro della società finita nell’occhio del ciclone.

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