Rapina in A9: sequestro da 2 milioni di euro

Era diventato noto, a suo modo, in quanto ritenuto essere uno dei due leader a capo del commando che assaltò i furgoni blindati lungo la A9, all’altezza della uscita autostradale di Turate. Colpo da dieci milioni di euro (tra lingotti d’oro e contanti) che risale alla mattina dell’8 aprile 2013.
Per quell’assalto a kalashnikov spiegati, aveva rimediato 20 anni in Abbreviato davanti al giudice di Como.
Ieri i carabinieri gli hanno sequestrato beni per un totale di due milioni di euro.
Stiamo parlando di Antonio Agresti, 45enne di Andria, che dichiarava redditi esigui come bracciante agricolo ma che in realtà era milionario.
Soldi che tuttavia – ritiene l’accusa – l’uomo avrebbe intascato facendo assalti a portavalori come quello appunto avvenuto lungo l’autostrada dei Laghi. Proprio un lingotto d’oro da sei chili del valore di 200 mila euro, fu rinvenuto dagli inquirenti nel vano dell’ascensore di casa in Puglia. Il sequestro effettuato ieri mattina dai carabinieri ha riguardato la villa di lusso ad Andria, compresi tre uliveti, un’auto, un motociclo e cinque conti correnti. Nella villa, oltre all’ascensore, c’era una grande vasca idromassaggio e i copri water impreziositi da pietre decorative, oltre all’ascensore già citato in cui era stato nascosto il lingotto d’oro.
L’altro imputato per la rapina in A9, Giuseppe Dinardi, aveva invece scelto di difendersi in dibattimento rimediando trent’anni di pena sia in primo, sia in secondo grado a Milano.

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