Rapine a Como: metà della presunta banda chiede di patteggiare

Tribunale Como

Un accordo sulla pena a 5 anni, un altro a 4 anni e otto mesi. Ma anche la scelta di un rito Abbreviato e un possibile rinvio a giudizio, visto che il quarto indagato è ancora latitante.
Si è conclusa così, ieri mattina, la prima udienza del processo davanti al giudice Andrea Giudici chiamato a decidere in merito a una serie di cruente rapine che vennero messe a segno nei primi tre mesi del 2020. L’udienza è stata poi aggiornata alla prossima settimana, in cui dovrebbero essere ratificati i patteggiamenti e dovrebbero essere affrontate le altre due posizioni ancora da definire.
A scegliere il patteggiamento sono stati un italiano residente a Como, 41 anni, assistito dall’avvocato Simone Gatto (che ha raggiunto un accordo sulla pena a 4 anni e 8 mesi per quattro rapine delle cinque finite nel capo di imputazione) e un turco di 35 anni (che sarebbe stato presente a tutti gli assalti, difeso dal legale Roberto Colombo) che patteggerà invece 5 anni.
A scegliere l’Abbreviato è stato un sardo di Alghero, 42 anni, cui viene contestato solo il colpo alla Ip di via del Dos. Infine, sul registro degli indagati, è finito anche un georgiano 27enne chiamato a rispondere di quattro rapine su cinque ma che rimane latitante.
Gli assalti – tutti ravvicinati nel tempo – avvennero in città a Como ma anche in provincia e nel vicino Canton Ticino.
Colpi accomunati dalla brutalità dell’esecuzione – le vittime almeno in due occasioni furono picchiate o immobilizzate – e dai bottini spesso ingenti.
Un altro elemento in comune era, secondo la tesi della Procura lariana (con le indagini coordinate dal pubblico ministero Mariano Fadda) la presenza di una Dacia Sandero che attendeva i rapinatori poco distante per poi portarli in salvo.
La banda avrebbe agito il 10 gennaio 2020 al supermercato Di Più di Beregazzo con Figliaro (i rapinatori avevano i volti travisati con il passamontagna ed erano armati di coltello, 1.050 euro il bottino), il 6 febbraio 2020 al distributore di benzina Ip di via del Dos (qui avrebbe agito tutta la banda, con un bottino di 7.167 euro), il 14 febbraio al GranMercato di Prestino (3.810 euro in contanti più 275 euro di ricariche telefoniche), il 27 febbraio in un distributore di benzina a Vacallo in Canton Ticino (si mossero in tre, il bottino non è mai stato quantificato) e infine, il 5 marzo 2020, alla gioielleria del centro storico di Como “Palazzo del Pero”, dove uno dei titolari presenti fu anche picchiato e minacciato con un coltello puntato alla pancia.
Proprio dopo quest’ultimo colpo il cerchio si chiuse attorno alla banda, seguita da vicino dai carabinieri di Como ma anche dalla polizia. Il pm aveva chiesto e ottenuto una ordinanza per i primi tre sospettati, mentre l’indagine si era poi chiusa con un ulteriore quarto sospettato.
I colpi più cruenti furono quelli in gioielleria e quello all’Ip di via del Dos. Un dipendente del distributore di benzina venne minacciato con una pistola e con un coltello puntato alla gola, venne legato e fatto inginocchiare. Al termine della rapina la vittima riuscì a liberarsi dai legacci che lo tenevano bloccato ad un frigorifero e tentò di inseguire i malviventi che, per farlo desistere, esplosero anche un colpo di pistola in aria.

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