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Rapine in gioielleria e al distributore: c’è un quarto ricercato per gli assalti

C’è un quarto ricercato per le rapine al distributore di benzina Ip di via del Doss a Lazzago (a inizio febbraio) e alla gioielleria del centro storico di Como in via Adamo del Pero (avvenuta a inizio marzo).Si tratta di un georgiano residente nel territorio comunale, 25 anni, per cui è stato emesso un decreto di latitanza.Il suo nome compare nell’ordinanza che la scorsa settimana aveva portato in carcere altri tre uomini, un sardo che abitava a Lainate (42 anni), un comasco di 41 anni e un turco – pure lui residente in centro città – di 34 anni.Il georgiano avrebbe partecipato a entrambi i colpi, al pari del 34enne turco e del 41enne di Como. In quello del distributore, armato di coltello, sarebbe entrato nel locale vicino alle pompe di benzina insieme ad altri due complici (il sardo e il turco), mentre il quarto attendeva in macchina poco lontano.Nell’assalto alla gioielleria, invece, sarebbe lui l’uomo che era entrato per primo nell’esercizio commerciale, chiedendo di poter visionare alcuni orologi esposti in vetrina.Poi, una volta dentro il locale, avrebbe puntato il coltello all’addome della vittima costringendola a far entrare il complice (il turco) che attendeva fuori. Il georgiano, si è appreso dalle indagini, era stato fermato il 21 gennaio per un controllo assieme al resto della banda, verifica che andò in scena a Ponte Chiasso a opera della Polizia di frontiera.Contro il 25enne pesa anche il riconoscimento di alcuni testimoni, che l’avrebbero visto fare un sopralluogo vicino alla gioielleria nel giorno stesso del colpo. Se il georgiano – che viveva in casa con la madre – è ancora latitante, il resto del gruppo d’azione è già stato arrestato e nei giorni scorsi è finito di fronte al giudice delle indagini preliminari che aveva firmato l’ordinanza. In due (il comasco e il sardo) avevano chiesto i domiciliari che tuttavia non sono stati concessi.Secondo il gip Laura De Gregorio, sarebbe tuttora «perdurante e concreto il pericolo di reiterazione del reato» non essendo mutato il quadro cautelare. In particolare, il 41enne di Como aveva detto di essere stato solo il taxista della banda, non spartendosi il bottino e ricevendo solo un “gettone” da 50 a 100 euro per portare gli altri complici sul luogo degli assalti.«Ha cercato di sminuire il proprio ruolo – ha motivato il giudice – confermando la ricostruzione dei fatti. La sua consapevole partecipazione alla rapina, che però nega, è segno del fatto che non ha ancora iniziato un percorso di revisione del suo operato». L’ultimo presunto complice non aveva presentato istanze.

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