«Razionalizzare le scuole è la via da intraprendere». La politica cittadina si compatta dopo il caso Sagnino

Piscina comunale abbandonata

La realtà, per certi versi incredibile mostrata dalla scuola secondaria di primo grado “Don Milani” di Sagnino, ha riproposto il dibattito sul futuro della città. Un futuro che sta già inevitabilmente facendo i conti con il calo demografico in atto da tempo, non solo nel Comasco ma in tutta Italia, lo spopolamento dei quartieri, la dispersione scolastica e la necessità, dove sorgono più scuole nel raggio di pochi chilometri, di capire cosa fare di plessi magari troppo ampi e in parte semi vuoti. Accorparli dunque? Razionalizzare le funzioni e le classi solo in determinati luoghi?

Quanto osservato a Sagnino, dove esiste una struttura molto ampia ma interdetta ai ragazzi nella quasi totalità degli spazi, fatta eccezione per 5 classi, nonostante il grande impegno di docenti e personale, è infatti un tema delicato. Vedere un istituto in avanzato stato di decadimento, dove un tempo addirittura sorgeva anche una piscina, costringe a riflettere su come organizzare, ad esempio, un istituto comprensivo come quello di Como Nord a cui fanno capo scuole di Sagnino, Monte Olimpino, Ponte Chiasso e Campione d’Italia. Se sia logico pensare di investire milioni in una struttura datata o seguire nuove strade.

«È assolutamente opportuno e doveroso pensare a come razionalizzare e rendere efficiente il funzionamento delle scuole – spiega Alessandro Rapinese – La realtà è sotto gli occhi di tutti, bisogna solo saperla leggere e interpretare e poi agire di conseguenza. Ormai con il calo delle nascite anche il tema delle scuole vuote o poco frequentate spinge a lavorare in tale direzione. Detto ciò deve ovviamene essere la politica a farlo, alla politica spetta la decisione su che direzione intraprendere. E in questo caso non vedo molta lungimiranza o programmazione in chi adesso è alla guida del Comune. Siamo fermi al palo. Bisogna essere aderenti alla realtà». E su un altro tema che di recente è emerso, ovvero l’ipotesi di realizzare nell’ex ospedale psichiatrico del San Martino un campus per le scuole superiori, avanzata dal presidente della provincia di Como, Fiorenzo Bongiasca, il consigliere Rapinese è diretto sostenendo che «è ormai ora di chiudere il libro dei sogni».


Sicuramente il calo demografico «ha svuotato progressivamente le aule del nostro comune ma è bene ricordare che l’amministrazione Landriscina arranca da anni in fatto di edilizia scolastica e manutenzione degli istituti – interviene il capogruppo del Pd Stefano Fanetti – Una scuola che cade a pezzi è una scuola comprensibilmente poco attrattiva per le famiglie che scelgono altri istituti della nostra città. Senza contare che se leviamo una scuola da un quartiere, viene meno un servizio di prossimità per le famiglie e uno strumento di coesione sociale importante. In generale, sui quartieri si potrebbe valutare di collocare nel medesimo edificio elementari e medie della stessa area. Così è stato fatto a Lora qualche anno fa con risultati positivi e inoltre senza privare la comunità di un servizio importante».
E sul San Martino «è paradossale che tutti parlino del San Martino tranne il diretto interessato: il Comune di Como, appunto. Negli scorsi quattro anni avrebbero dovuto trovare un piano complessivo per la riqualificazione delle aree dismesse cittadine ma per ora fanno quello che sanno fare meglio: rimanere a guardare», chiude Stefano Fanetti.


Concorde nell’idea di ripensare l’universo delle strutture scolastiche, così come spiegato anche dall’assessore competente, Pierangelo Gervasoni, è il capogruppo di Forza Italia in Comune, Enrico Cenetiempo. «È la strada obbligata. I giovani sono sempre meno, le strutture, soprattutto quelle vecchie e molto grandi, sono ingestibili. Per sistemarle servirebbero interventi troppo dispendiosi per poi avere magari solo pochi ragazzi iscritti. Bisogna accorpare dove possibile. Così come è accaduto con l’asilo di Lora, dove era impossibile andare avanti con soli 10 bambini», spiega Cenetiempo che è poi molto scettico sull’idea del campus per le scuole superiori da insediare al San Martino. «Se ne parlò già ai tempi del sindaco Alberto Botta. Ma allora si pensò che sarebbe stato meglio suddividere i ragazzi in diverse scuole sparpagliate in città per fare in modo che i ragazzi, una volta usciti potessero girare per la città, conoscere quanto vedevano intorno, lasciarsi incuriosire ed essere spinti a ricercare informazioni. Molto più stimolante che essere confinati in un campus dal quale, finite le lezioni, prendere subito la via di casa. Diversi modi di pensare e tempi differenti».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.