Reati fiscali, 17 arresti della guardia di finanza
Cronaca

Reati fiscali, 17 arresti della guardia di finanza

Il materiale informatico, articoli obsoleti venduti a prezzi fuori mercato, veniva mandato all’estero per poi tornare in Italia, spesso anche più di una volta. Un commercio anomalo, che non è passato inosservato ai funzionari dell’agenzia delle dogane di Como e ai militari della guardia di finanza, subito coinvolti negli accertamenti. Dopo due anni, l’indagine è sfociata nell’operazione “Rekord”, che ha portato a 17 misure di custodia cautelare e al sequestro di conti correnti e beni riconducibili agli arrestati per circa 85 milioni di euro.
Dall’alba di ieri, circa un centinaio di militari del nucleo di Polizia tributaria della guardia di finanza di Como sono stati impegnati nell’operazione. Come spiegato dal procuratore capo di Como Nicola Piacente, l’inchiesta, coordinata dal magistrato Giuseppe Rose, ha permesso di smantellare «un sodalizio criminoso di natura transnazionale, operativo non solo in Italia, ma anche in altri Paesi quali Svizzera, Spagna, Austria, Slovacchia e Malta, finalizzato alla perpetrazione di più reati fiscali, tra cui quelli di emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta, infedele o omessa al fine di evadere le imposte». Le società coinvolte, circa 70 operavano nell’ambito della commercializzazione di materiale informatico e prodotti per l’ elettronica. Gli indagati sono in tutto 35. Tra i destinatari delle misure cautelari, 8 sono in carcere e 9 ai domiciliari. Per l’accusa, le operazioni oggetto della frode fiscale internazionale ammontano a 300 milioni di euro, con 60 milioni di Iva evasa e 25 di imposta sui redditi evasa, per un profitto illecito totale di 85 milioni di euro.
L’organizzazione aveva una struttura piramidale, con quattro persone al vertice, una ventina di amministratori delle società intermedie, create per fare da filtro e rendere più difficili gli accertamenti e infine 13 “teste di legno”, individui pagati fino a 3mila euro al mese per fare da prestanome e intestarsi le società. Per questo ruolo, i responsabili della frode avevano individuato anche persone con problemi psichici.
Tra i fornitori coinvolti, c’era chi aveva indicato come sede sul sito Internet Gotham City. Nelle sezioni dedicate ai prodotti venduti invece, in molti casi compariva il testo in latino che inizia con “lorem ipsum”, il più noto “testo matto” utilizzato da grafici e designer come riempitivo in fase di creazione dei siti.
La frode si basava sul commercio di materiale informatico che usciva e rientrava dall’Italia passando per società “cartiere” utilizzate per evadere le tasse. «Frodi come queste – ha spiega il comandante provinciale della guardia di finanza, colonnello Alberto Catalano – oltre a danneggiare l’erario, alterano anche il mercato e i prezzi delle merci». «Le indagini sono state complesse – ha aggiunto il magistrato Giuseppe Rose – perché il meccanismo è insidioso abbiamo voluto individuare e colpire l’intero sistema e non limitarci a una parte o ad alcune operazioni fraudolente».
Anna Campaniello

19 settembre 2017

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Marco Guggiari mguggiari@corrierecomo.it


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