Recuperati i corpi di Enrico e Matteo

La tragedia andina
I familiari dei due sfortunati alpinisti non andranno in Perù Su Facebook in poche ore postati numerosi messaggi di addio
«Non tenerteli per te, lasciali tornare a casa», avevano invocato gli amici di Matteo e Enrico rivolgendosi alla montagna.
E l’Alpamayo, a cinque giorni dalla scomparsa, ha restituito i corpi dei due alpinisti comaschi dispersi in Perù, sulla Cordillera Blanca.
I soccorritori impegnati nelle ricerche hanno individuato e recuperato entrambi, sepolti da neve e ghiaccio in una zona impervia. I resti dei giovani erano a un centinaio di metri di distanza l’uno dall’altro e sono stati identificati grazie agli abiti e agli zaini.
I responsabili dell’unità di salvataggio di alta montagna del Perù hanno confermato che gli alpinisti comaschi sono precipitati nel vuoto per circa 700 metri a causa dell’improvviso crollo di una cornice di neve. Matteo Tagliabue, 27 anni, di Cantù e l’amico Enrico Broggi, 28 anni, residente a Brenna, nella frazione di Olgelasca, erano dispersi dal 31 maggio scorso. Sono scomparsi all’improvviso mentre, con gli amici Marco Ballerini e Giacomo Longhi, stavano raggiungendo la vetta dell’Alpamayo, 5.947 metri di altitudine, conosciuta come la “Piramide di cristallo”. Una spedizione studiata fin nei minimi dettagli e alla quale erano arrivati dopo una lunga e intensa preparazione.
A dare l’allarme per la scomparsa di Enrico e Matteo sono stati i compagni di scalata che, dopo aver cercato invano gli amici, sono rientrati al campo base e hanno fatto scattare le operazioni di soccorso.
Marco e Giacomo poi sono rimasti in Perù in attesa di notizie dei due amici. Ed è toccato proprio a loro, nelle scorse ore, riconoscere i poveri resti recuperati sull’Alpamayo e, di fatto, confermare la morte dei giovani alpinisti canturini.
La squadra di salvataggio di alta montagna del Paese andino, con l’ausilio di un elicottero della locale polizia, ha cercato senza sosta i due alpinisti italiani nonostante la difficoltà legata alle avverse condizioni climatiche, al vento e soprattutto al rischio di valanghe. Tra martedì e mercoledì, però, sono stati prima avvistati e poi recuperati entrambi i corpi.
I soccorritori hanno individuato prima «un corpo con una tuta rossa», che si è poi rivelato essere Matteo. Qualche ora più tardi, a un centinaio di metri di distanza dall’amico, è stato individuato anche Enrico. Il ragazzo era ancora legato alla corda che lo univa al compagno di scalata nell’ascesa verso la vetta dell’Alpamayo.
A Cantù, la notizia del ritrovamento dei due alpinisti si è diffusa ovviamente molto rapidamente. Decine di persone si sono strette attorno ai familiari dei due ragazzi, in straziante attesa ormai da cinque giorni.
Sembra che i parenti degli alpinisti non andranno in Perù ma aspetteranno in Italia il rientro delle salme dei loro cari.
Laureato in ingegneria al Politecnico, Enrico Broggi lavorava in Svizzera, in un’azienda informatica. Matteo Tagliabue, invece, era da circa un anno un redattore della rivista di settore “Ski Alper”. Nell’ottobre scorso si era laureato in Giurisprudenza all’Università dell’Insubria, con una tesi in sociologia del diritto.
Sconvolge leggere oggi il titolo del suo lavoro: “Libertà d’azione dell’alpinista: confine tra diritto e responsabilità”.
«Non sapevo nulla di montagna ma lui ha proposto quell’argomento e ha insistito molto per poterlo sviluppare, facendo personalmente molte ricerche – dice Maria Cristina Reale, docente di Sociologia del diritto in via Sant’Abbondio – Mi ha detto che la montagna era la sua vita ed era evidente dal suo lavoro».
Matteo, ricorda la docente, era arrabbiato per l’immagine che spesso traspare degli alpinisti, visti come imprudenti o impreparati.
«Con il suo lavoro voleva che si conoscesse una realtà diversa – dice la professoressa Reale – Voleva che fosse chiaro come i veri alpinisti siano tutt’altro che sprovveduti e spericolati. La lucidità con cui parlava della consapevolezza del rischio di chi ama la montagna mi ha davvero impressionata».
In poche ore, ieri, le bacheche di Facebook di Matteo ed Enrico si sono riempite di decine di ricordi e saluti. «Ciao Teo, rimarrai sempre nei nostri ricordi come un ragazzo pieno di vita».
E ancora. «Brilla un’altra stella in cima a tutte le montagne»; «riposa indisturbato tra le nevi sudamericane»; «se avessi potuto scegliere – ha scritto Veronica – probabilmente avresti scelto così».

Anna Campaniello

Nella foto:
Enrico Broggi, 28 anni, ingegnere, lavorava in un’impresa informatica in Svizzera

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