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Reddito di cittadinanza, il sindacato: «Uno strumento inutile per il lavoro»

L’analisi dei dati pubblicati lunedì dall’Inps mette d’accordo i segretari provinciali delle tre confederazioni sindacali lariane: il reddito di cittadinanza serve forse a chi si trova in situazioni di povertà, ma non è uno strumento utile per creare lavoro. «A Como – dice Salvatore Monteduro, segretario della Uil – i disoccupati sono oltre 20mila. È del tutto chiaro che la platea alla quale si rivolge il reddito di cittadinanza è molto meno ampia. I motivi sono semplici: i requisiti sono troppo selettivi. Emerge quindi un elemento politico che noi abbiamo denunciato sin dal primo istante: con il reddito di cittadinanza non si dà una risposta a chi cerca occupazione ma soltanto a chi è in condizioni di povertà assoluta. Ecco perchè sarebbe stato meglio proseguire con l’esperienza del reddito di inclusione, che già si occupava efficacemente di questo, e nel frattempo creare uno strumento più adatto alle politiche attive del lavoro».Giacomo Licata, segretario della Cgil, dice di non essere «stupito dalle cifre dell’Inps e dal fatto che Como sia ampiamente sotto la media nazionale. Per come è stato costruito, il reddito di cittadinanza non poteva che avere questo esito. I numeri ci danno ragione: con questa operazione non si è fatto un passo avanti nella creazione di lavoro. Il limite del reddito di cittadinanza è la mancanza di controllo territoriale. Chi meglio intercetta i bisogni delle persone è il Comune, mentre in questo modo il cittadino fa domanda allo Stato». Una logica «verticale», dice ancora Licata, che alla lunga «non sarà efficace. Molto dipenderà anche dalla fase due, di cui per il momento non sappiamo ancora nulla».Sulla stessa lunghezza d’onda è anche Francesco Diomaiuta, responsabile della Cisl dei Laghi. «Assistiamo alla conferma di ciò che abbiamo sempre detto: il reddito di cittadinanza non è uno strumento adeguato rispetto al mercato del lavoro, ai rapporti di lavoro che si riducono e si marginalizzano. Non corrisponde alla realtà».L’errore di fondo, secondo Diomaiuta, «è stato di voler dare con un solo strumento due risposte a questioni che hanno radici molto diverse tra loro: la povertà e la difficoltà di entrare o rientrare nel mercato del lavoro. In un territorio come quello lariano servono percorsi di formazione, di riqualificazione, nuovi rapporti scuola-imprese, politiche di ricollocazione. Non un reddito di cittadinanza».

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