Referendum sugli accordi bilaterali, prime reazioni in Ticino
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Referendum sugli accordi bilaterali, prime reazioni in Ticino

In Ticino, cantone che negli ultimi anni si è spostato molto sulle posizioni oltranziste anti-europee in occasione dei voti referendari, la prima reazione all’annuncio di Albert Rösti sui bilaterali è stata quella della Lega, altra formazione politica che ha fatto del contrasto all’Europa una delle sue principali ragion d’essere. In un comunicato diffuso ieri, il partito di maggioranza relativa nel governo di Bellinzona ha espresso «soddisfazione» per il «lancio dell’iniziativa popolare contro la libera circolazione», annunciato dal presidente dell’Udc nazionale.

Il «tradimento della volontà popolare» da parte di liberali, popolari democratici e socialisti e di altri partiti minori in Parlamento e nel governo federale, scrivono i dirigenti leghisti ticinesi, ha di fatto «azzerato il voto popolare del 9 febbraio 2014». Le norme che applicano il voto di tre anni fa, a detta della Lega, sono una «patetica farsa burocratica che non limiterà l’immigrazione di un’unità». Anche per questo, «la disdetta della libera circolazione delle persone rimane l’unica via percorribile».

La nota di via Monte Boglia, scritta nel tipico stile del Mattino, il settimanale di partito diretto dal deputato Lorenzo Quadri, prosegue spiegando che «se la Svizzera vuole salvare la propria sovranità, il proprio mercato del lavoro, la propria sicurezza interna, deve prendere le distanze da questa Unione Europea fallimentare ed arrogante, che pretende di comandare in casa nostra e addirittura di imporci – anche con il ricatto – lo scandaloso accordo quadro istituzionale, che il presidente della Commissione Juncker ha la sfrontatezza di definire accordo di amicizia».
Queste le principali motivazioni che spingeranno la Lega dei Ticinesi a stare «in prima fila nella raccolta delle firme per l’iniziativa popolare» di Udc e Asni. «Nel frattempo – si legge nella parte finale del comunicato – la Lega si impegnerà affinché la preferenza indigena decisa dalla maggioranza dei Ticinesi con Prima i nostri venga rigorosamente attuata».

7 gennaio 2018

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