Regione, Fermi “delegato” alle questioni comasche

altL’intervista
A gennaio dopo il congresso lascerà il coordinamento di Forza Italia
(da.c.) «La variabile della fortuna, in politica così come nella vita, gioca sempre un ruolo importante. Probabilmente, mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto». Alessandro Fermi, coordinatore provinciale di Forza Italia, sceglie la strada della modestia per motivare la nomina a sottosegretario in Regione Lombardia.

Il giorno dopo l’annuncio del suo ingresso nell’esecutivo guidato da Roberto Maroni, l’ex sindaco di Albavilla evita in modo accurato i toni trionfalistici. Peraltro rispettando il proprio carattere riservato.

Che cosa fa, si butta giù di proposito? Parlare soltanto di fortuna, nonostante tutto, sembra un po’ riduttivo. Troppo “understatement”, alla fine, non sembra vero.
«Non voglio sembrare un finto modesto. So di aver lavorato bene in questi quasi due anni di consiglio regionale e sono contento che sul mio nome vi sia stato un ampio consenso».
Ha già visto Maroni?
«Sì, stamattina (ieri, ndr). Abbiamo parlato a lungo, soprattutto delle deleghe che mi sono state affidate. Il presidente mi ha chiesto anche di fare da catalizzatore per i problemi comaschi. La nostra provincia è rientrata dopo molti anni nell’esecutivo regionale e le indicazioni del governatore mi sono sembrate per questo corrette».
Di che cosa si occuperà?
«Prevalentemente di rapporti istituzionali con l’Europa. Ci sono molti dossier aperti che vanno conclusi».
Nelle sue deleghe rientrano anche i rapporti con la Svizzera?
«Credo di sì. È un tema che giudico molto importante, anche alla luce delle novità degli ultimi tempi. Dopo l’approvazione in Parlamento della legge sulla voluntary disclosure, Italia e Svizzera potrebbero concludere velocemente un’intesa sulla doppia imposizione fiscale. La Lombardia deve salvaguardare gli interessi dei propri cittadini frontalieri e dei Comuni di confine».
Che cosa cambia nel suo lavoro in Regione Lombardia?
«Penso che cambi soprattutto la prospettiva, come sempre accade quando si passa da un livello deliberativo a uno esecutivo».
La provincia di Como, negli ultimi anni, non ha avuto grande voce in capitolo. Il suo nuovo incarico potrebbe cambiare qualcosa. Come immagina di agire per ridare forza politica al Lario?
«Avere un canale diretto con la giunta sarà sicuramente utile per il territorio. Ma non vorrei caricare di troppe attese il mio lavoro. Non sono Superman».
Resterà coordinatore provinciale di Forza Italia o lascerà l’incarico a qualcun altro?
«Ho sempre pensato che la separazione dei ruoli amministrativi da quelli politici fosse necessaria. A gennaio sono stati convocati i congressi in tutta la regione. Sarà il momento di passaggio verso una nuova dirigenza del partito».
Forza Italia è un partito elettoralmente in crisi. A Como non governa più i grandi centri, tranne Erba. Pensa che il nuovo incarico possa servire a riconquistare consenso sul Lario?
«Se si lavora bene a livello territoriale i risultati arrivano, ma il problema di Forza Italia non è legato alla capacità di governo quanto al bisogno crescente di rinnovamento. Siamo sempre stati capaci di rispondere alle esigenze del territorio ma non so se sia giusto pensare che un sottosegretario in più cambi le sorti elettorali del partito».
I suoi colleghi comaschi le hanno fatto gli auguri?
«Alcuni sì, altri no».

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