Restano migliaia i pendolari della salute verso il Ticino

altLe cure oltre frontiera
Procreazione assistita, sperimentazione di nuovi farmaci e perfino dell’eutanasia

Se per le emergenze si può tranquillamente parlare di “pari opportunità” tra Italia e Svizzera, l’attrazione verso la Sanità elvetica rimane fortissima non solo tra i comaschi.
Il mito della clinica svizzera con camere degne di un hotel a cinque stelle è difficile da sfatare. Molti i Vip che anche di recente sono passati dai camici bianchi di Lugano. Il caso più famoso? Forse quello di Umberto Bossi nel settembre del 2004.
Il confine si passa per nascere, ma pure per fare le cavie

dei nuovi farmaci e per morire.
Sono migliaia gli italiani – molti dei quali comaschi o residenti nella fascia di confine – che ogni anno approdano in Svizzera inseguendo un desiderio che ha in qualche modo a che fare con la salute, intesa nel senso più ampio possibile del termine.
“Pendolari della salute” è l’espressione coniata dai media per indicare genericamente questo esercito silenzioso, in gran parte desideroso di restare nell’ombra.
Tante ad esempio le coppie che cercano un figlio senza fortuna e nella Confederazione la normativa sulla fecondazione assistita consente alcune procedure vietate in Italia.
In Svizzera, in particolare, non è previsto alcun limite nel numero di ovuli che possono essere fecondati. Inoltre, gli aspiranti genitori hanno la possibilità di criopreservare gli zigoti, la prima cellula del nuovo individuo. Per le donne, purché sposate, esiste l’opportunità di sottoporsi alla fecondazione artificiale utilizzando gli spermatozoi di un donatore esterno alla coppia. Certo i costi non sono irrisori, ma il trend di coppie italiane che cerca un figlio in Svizzera è in crescita ormai dal 2005. L’ultima tendenza riguarda genitori quarantenni. La clinica Procrea di Lugano ha annunciato un’impennata delle gravidanze nella fascia tra i 38 e i 43 anni. È cresciuta infatti l’età media delle aspiranti mamme che si avvicinano ai centri di procreazione assistita.
Da un estremo all’altro, c’è chi varca il confine per una forma di eutanasia. In Svizzera non si pratica l’eutanasia, ma è consentito l’accompagnamento alla morte, un processo noto anche come “suicidio assistito”.
In caso di malattia fisica o psichica incurabile o tale da rendere la vita insopportabile, su richiesta del malato il medico prescrive un cocktail letale di farmaci che il malato stesso assume poi autonomamente, senza l’aiuto di terzi.
Un terzo aspetto dei viaggi della salute è quello dei “soggetti volontari sani”, le cosiddette cavie umane, individui che mettono a disposizione il proprio corpo, naturalmente in cambio di un compenso.

Nella foto:
I laboratori delle clinica Procrea a Lugano, frequentata ogni anno da centinaia di coppie comasche in cerca di un figlio

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