Revenge porn, a processo un 41enne che aveva diffuso filmati hard della ex

Palazzo di giustizia, tribunale di Como (via Cesare Battisti)

«Non credo che mi amasse, di certo era molto possessivo». La donna di Como vittima di revenge porn – il reato introdotto da pochi mesi in Italia e che punisce chi diffonde senza il consenso video sessualmente espliciti di una persona che inevitabilmente risulta danneggiata – è stata sentita ieri mattina in Tribunale a Como nel processo che vede sul banco degli imputati un 41enne di Varese.
I due si erano conosciuti un anno fa. Una relazione durata poco (circa due mesi) e conclusa con il lockdown che aveva di fatto reso impossibile ai due amanti vedersi. La coppia si era conosciuta su Facebook, si era piaciuta, erano iniziati messaggi sempre più ammiccanti fino a quando era stata proprio la donna a inviare filmati e immagini a contenuto sessuale esplicito. La relazione, tuttavia, si era spenta dopo due mesi, in concomitanza con l’esplosione della pandemia e l’impossibilità a spostarsi tra due città diverse come Como (dove abita la donna) e Varese, dove risiede l’uomo. Insomma, lei (sposata) avrebbe tentato di allontanarsi dal 41enne, che non avrebbe tuttavia accettato la separazione.
I video a contenuto esplicito erano a quel punto diventati un elemento del ricatto, assieme alla minaccia di diffonderli. Una pressione che non aveva sortito effetto (la donna non aveva ceduto) tanto che il 41enne varesino alla fine aveva davvero inviato i filmati compromettenti ad alcuni conoscenti della signora, almeno tre diverse persone. Era nata in questo modo sia la denuncia della vittima per “revenge porn”, sia il successivo fascicolo aperto dalla Procura di Como (a firma del pubblico ministero Massimo Astori) contro l’ex amante.
Una vicenda che si è trascinata fino all’aula dibattimentale del palazzo di giustizia, dove ieri è stata sentita la vittima del ricatto sessuale. La donna avrebbe riferito di non credere a un innamoramento del 41enne, ma l’avrebbe anche descritto come una persona molto gelosa e possessiva, attribuendo a questo l’intenzione di diffondere i video. Il processo è stato poi aggiornato al mese di marzo quando dovrebbe arrivare la sentenza.
L’indagato aveva anche tentato di patteggiare la pena, accordo che tuttavia non era stato avallato dal giudice dell’indagine preliminare. Motivo per cui alla fine il processo è approdato in aula, primo caso comasco del nuovo reato introdotto la scorsa estate anche in Italia.

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