Cronaca

Ricatti hot e prostituzione: a processo il gestore del Lumino’s

alt Secondo il procuratore pubblico avrebbe mostrato video sconvenienti pur di ottenere le licenze. La difesa nega ed è pronta a dare battaglia. L’uomo è in cella da ottobre
Un 49enne di Ronago di fronte ai giudici del Canton Ticino per la vicenda del locale a nord di Bellinzona
È in carcere da ottobre del 2013. Oggi, in Canton Ticino, andrà a processo per una capo di imputazione infinito che parte dalla tentata coazione, che passa dal presunto sfruttamento di atti sessuali promuovendo la prostituzione, dall’aver ripreso clandestinamente atti sessuali all’interno del locale che gestiva e dalla tentata truffa per giungere a quella che, in Italia, viene definita come resistenza a pubblico ufficiale e che in Svizzera viene invece chiamata «impedimento di atti dell’autorità»

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In aula andrà il gestore del Lumino’s, un 49enne nato a Como e residente a Ronago. Una storia, quella del locale a nord di Bellinzona, torbida e controversa, in cui le versioni delle parti sono all’opposto. Secondo l’accusa, sostenuta dal procuratore pubblico Antonio Perugini, il comasco avrebbe svolto un ruolo attivo in una vicenda che mischia sesso a pagamento, politici pizzicati in prestazioni a luci rosse, ricatti per filmati hot e pure beghe legate a permessi a svolgere o meno le attività proibite. Tutto inizia il 30 luglio scorso quando, su ordine del Municipio di Lumino, la polizia cantonale mette i sigilli alla struttura che in rete, dai clienti “esperti” del settore, viene definita «un ottimo bordello svizzero dove trovare tante» belle ragazze (l’espressione è in verità più colorita). Alla base del provvedimento, la negazione della licenza edilizia al locale a luci rosse. Un blitz, quello di luglio, che non manca di creare immediatamente accesi malumori, soprattutto tra il gestore comasco e le forze dell’ordine. Fatto sta che nell’agosto del 2013, al termine di un incontro chiesto a un ex consigliere di Stato ticinese (oggi deceduto), il 49enne avrebbe mostrato immagini riprese all’interno del Lumino’s in cui si vedeva un funzionario del politico intrattenersi con prostitute. Un ricatto per fare pressioni e «rimettere in discussione la decisione del Municipio di Lumino», ritiene l’accusa, «nel chiaro intento di intralciare la libertà decisionale e di vedersi concedere la licenza edilizia». Ma la versione della difesa, rappresentata dall’avvocato Filippo Gianoni, è molti diversa.
Ovvero che il Lumino’s di Bellinzona aveva ricevuto promesse di autorizzazioni mai mantenute, e che il video mostrato all’ex consigliere di Stato era per informarlo sulle cose sconvenienti che facevano i suoi uomini e non per creare pressioni su future decisioni.

Mauro Peverelli

Nella foto:
L’insegna di ingresso del Lumino’s, locale nella zona nord di Bellinzona
27 maggio 2014

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