Ricordo di Ronnie Peterson, scomparso 40 anni fa. In quel tragico weekend soggiornò sul Lario
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Ricordo di Ronnie Peterson, scomparso 40 anni fa. In quel tragico weekend soggiornò sul Lario

Un anniversario triste per gli appassionati di automobilismo di ieri. L’11 settembre del 1978 – esattamente 40 anni  fa – moriva a Milano Ronnie Peterson. Era un lunedì, il giorno dopo il Gran Premio di Monza: alla partenza della gara Peterson era rimasto gravemente ferito in un incidente  che coinvolse una serie di vetture. Inizialmente non sembrava in pericolo di vita. Poi una serie di complicanze dopo l’intervento concordato con i medici per ridurre le fratture alle gambe e l’improvvisa scomparsa.

Un pilota che, pur non avendo guidato la Ferrari, era riuscito a conquistare la simpatia degli appassionati italiani. Spettacolare, veloce, concreto, Peterson era detto Superswede, tra l’altro il titolo di un film che gli è stato dedicato nel 2017. Un personaggio che ha superato le generazioni: è ricordato con affetto dai tifosi che all’epoca seguivano la F1, ma allo stesso tempo è ancora in grado di affascinare chi  non era nato, ma ha sentito parlare delle sue gesta con March, Tyrrell (guidò l’iconica vettura a 6 ruote) e Lotus nero-oro, l’ultima vettura. Nato a Orebro, in Svezia, il 14 febbraio del 1944, Ronnie Peterson nella sua carriera ha partecipato a 123 Gran Premi di F1, vincendone 10. Per lui anche 14 pole position e 9 giri veloci.

Le ultime ore di Ronnie Peterson prima di Monza furono  sul Lago di Como. Lo svedese e il compagno di squadra Mario Andretti – che proprio in quella gara si sarebbe laureato campione del mondo 1978 – soggiornavano infatti a Cernobbio all’albergo Villa d’Este, abituale base di tanti piloti per la corsa all’autodromo brianzolo.

Proprio Mario Andretti lo ha raccontato in una intervista. “Peterson, per me, oltre che un buon compagno era soprattutto un amico – ha detto – Per quella gara il nostro albergo era Villa d’Este e i trasferimenti verso Monza venivano fatti in elicottero. Tutto era iniziato bene: io ero in pole position. Ronnie, invece, ebbe un incidente nel warm-up e dovette partire con l’auto di riserva. Poi ci fu il caos all’inizio della gara. Andai  sul posto e vidi Peterson: pensai che avrebbe avuto qualche problema alle gambe, ma che almeno sarebbe sopravvissuto”. La corsa ripartì: Andretti vinse, ma fu penalizzato al pari di Gilles Villeneuve per una partenza anticipata. Fu quindi classificato sesto, un piazzamento sufficiente per garantirgli il titolo iridato.

L’italoamericano tornò in albergo e al mattino dopo partì verso Milano per andare a trovare Ronnie Peterson assieme alla moglie. Andretti era tranquillo. “Invece quando arrivai al casello dell’autostrada l’addetto al pedaggio mi disse che aveva sentito per radio della scomparsa di Ronnie – ha ricordato ancora – Non ci volevo credere. Passai dall’euforia per il titolo ad una immensa tristezza:  non ci fu più nulla da festeggiare”.

La circostanza di Ronnie Peterson a Villa d’Este in quel tragico fine settimana è stata ricordata di recente da Bruno Giacomelli, che all’epoca  pilotava una McLaren. Il bresciano pochi mesi fa ha partecipato al Concorso d’Eleganza,  proprio nei giardini dell’albergo cernobbiese. «Nel 1978 ero qui, ospite del mio sponsor per il Gran Premio di Monza – ha spiegato un commosso Giacomelli  – e dopo cena avevo preso l’ascensore con Ronnie Peterson. Lo avevo visto contento e carico: mi aveva raccontato con entusiasmo che nel 1979 sarebbe passato alla McLaren, ed era felice per questa prospettiva, visto che alla Lotus era di fatto la seconda guida di Andretti. Cambiando scuderia, avrebbe avuto la possibilità di essere protagonista e, forse, di lottare per il titolo.  Poi, poche ore dopo, la sua scomparsa».

Al Concorso d’Eleganza, tra l’altro, un altro ex pilota di F1, Pierluigi Martini, ha partecipato alla sfilata con la Tyrrell a 6 ruote che era stata guidata proprio da Peterson nel 1977. Un esemplare ammiratissimo, una vettura estrema ricordata per la sua particolarità, ma che, a dire il vero, non risultati all’altezza delle aspettative, sebbene fosse stata guidata, oltre che dallo svedese da altri grandi come Jody Scheckter (poi iridato con la Ferrari nel 1979) e il francese Patrick Depailler (scomparso nel 1980 durante un test ad Hockenheim con l’Alfa Romeo).

Massimo Moscardi

La Tyrrell a 6 ruote di Peterson portata al Concorso d'Eleganza 2018 a Cernobbio
La Tyrrell a 6 ruote di Peterson portata al Concorso d’Eleganza 2018 a Cernobbio

 

 

11 settembre 2018

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Massimo Moscardi

mmoscardi mmoscardi@corrierecomo.it


UN COMMENTO SU QUESTO POST To “Ricordo di Ronnie Peterson, scomparso 40 anni fa. In quel tragico weekend soggiornò sul Lario”

  1. a ronnie sarebbe piaciuto correre almeno una volta con la ferrari in f1. oltretutto amava l’italia. dichiaro’ che si sentiva come fosse a casa sua. pensate ha corso con i go kart, in f3 con la tecno,ha vinto tre volte in su quattro il gp d’italia. il suo destino si e’ compiuto a monza, la pista che le piacevo a di piu’ lo ricordo quando nel 1972, corse con la ferrari 312P ,il mondiale marche riservato agli sport prototio e gt. vinse due gare con la ferrari

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