Ricorso al Tar sulla bonifica della Ticosa. FdI attacca: «Vicenda che ha del grottesco»

Area Ticosa

Ci mancava solo il ricorso al Tar dell’EcoSteMa. srl, che si era aggiudicata l’appalto per i lavori di bonifica, a complicare il destino dell’ex Ticosa.
La società chiede l’annullamento della determina «con la quale l’associazione temporanea di imprese, di cui la ditta fa parte assieme a un’altra azienda, è stata dichiarata decaduta dall’aggiudicazione della gara per non aver trasmesso la documentazione necessaria per la stipulazione del contratto».
Il Comune ha già deciso di resistere nel giudizio. Ma questo nuovo impasse fermerà l’iter per il nuovo bando? Probabilmente no, ma da qualsiasi parte lo si guardi, questo sembra un problema nel problema, in una vicenda gestita con troppi errori dai settori e dagli assessorati competenti di Palazzo Cernezzi, come sottolinea Ada Mantovani, capogruppo dei Gruppo Misto.
«La relazione sugli errori grossolani commessi da parte dei due uffici che si occupavano del bando è stata sconcertante – dice – La finalità del ricorso al Tar potrebbe essere solo quella di non perdere la cauzione, ma non entro nel tecnico, dovremmo leggere i documenti. Questo non dovrebbe quindi intervenire sul nuovo bando. Però non possiamo dimenticare le modalità di chiusura della gara e il suo successivo auto-annullamento. Sono state anomale. Spero che qualcuno sia in grado di dare risposte in Commissione, quantomeno ci spieghino se l’iter della gara sia stato condiviso con il sindaco e il segretario generale. Questo sarebbe molto grave. Resta lo sconforto per come l’amministrazione ha gestito una gara su un tema così atteso e delicato per la città».
Il sindaco di Como, Mario Landriscina, aveva promesso che qualcuno avrebbe pagato per l’errore, ma il rischio è che tutto venga annacquato e anche questa vicenda passi sotto traccia.
«Non so neanche più cosa dire – interviene Fabio Aleotti, capogruppo del Movimento Cinquestelle – Fateci caso, con l’amministrazione Landriscina a Como, anche un qualsiasi e normale bando pubblico si trasforma sempre in un dramma. Ora un Tribunale amministrativo valuterà le ragioni del ricorrente e dell’amministrazione e vedremo dove penderà l’ago della bilancia. Intanto la Ticosa resta lì dov’è da decenni».
«È diventata una vicenda kafkiana – commenta Vittorio Nessi, capogruppo di Svolta Civica – La situazione a Como è ormai fuori controllo. Il sindaco deve dare una risposta alla città e assumersi le proprie responsabilità» sentenzia Nessi.
Su una vicenda così scottante anche una parte della maggioranza ha da tempo abbandonato tutte le cautele. Le critiche su alcuni assessorati, in particolare verso Sport e Ambiente, gestiti da Marco Galli (Lista civica Insieme per Landriscina) e Lavori pubblici di Pierangelo Gervasoni (Forza Italia), sono diventati sempre più diretti da parte di Fratelli d’Italia.
Critiche che ora investono direttamente anche il sindaco.
«È inaccettabile, che per una pratica di tale importanza siano mancate l’attenzione, la concentrazione e la sensibilità necessarie per portare a termine una procedura che avrebbe finalmente avviato la bonifica dell’area ex Ticosa. Purtroppo si è perso del tempo prezioso e del denaro pubblico» interviene duramente Matteo Ferretti, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale.
«Ora anche il ricorso al Tar, oltre al danno la beffa – aggiunge – Ho intenzione di riunire la commissione I per approfondire la questione e permettere ai consiglieri di comprendere tutti i passaggi di questa vicenda che ha del grottesco» dice ancora.
«È nota a tutti la difficoltà della macchina in merito alle procedure di gara e agli appalti, non voglio risultare ripetitivo – conclude il capogruppo del partito di Giorgia Meloni – ma la soluzione temporanea era aderire alla convenzione per la stazione unica appaltante».
Alle bordate di Fratelli d’Italia sulla vicenda, fanno seguito quelle del maggiore gruppo di minoranza, il Pd.
«La gestione della vicenda Ticosa è un esempio di come si possa compiere un errore dietro l’altro, e sempre con la stessa mano» dice il capogruppo Stefano Fanetti. «La situazione è sotto gli occhi di tutti. Niente si è mosso durante la gestione Landriscina, non si è fatto un solo passo avanti sulla bonifica» aggiunge. Fanetti guarda anche al passato e ricorda gli errori commessi come l’abbattimento dello stabile senza programmare la bonifica, i fuochi d’artificio. «Quei fatti sono responsabili di 15 anni di paralisi. La giunta Landriscina ha voluto poi affossato l’unica proposta concreta sul tavolo, quella di Officina per riqualificare l’area, e ora siamo al punto di partenza».
«Ricorrere al Tar è per fortuna un diritto di tutti – conclude Alessandro Rapinese, capogruppo di Rapinese Sindaco – Non posso che rinnovare i complimenti a Landriscina per aver risolto anche questo problema di Como» conclude ironico.

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