Cronaca

Riesumato il corpo di Edi Copes: la contro-verità in un libro

copia di edicopesSi torna a parlare del fatto di cronaca del febbraio 1982. Prevista l’uscita prima dell’estate. Si intitolerà “Mi hanno ucciso 30 anni fa”

Il corpo senza vita di Edi Copes, 17 anni di Sorico, fu ritrovato dalla madre il 9 febbraio 1982 dopo una intera notte di ricerche e a pochi metri da casa. Era uscito la mattina dell’8 febbraio, come faceva ogni giorno per andare al lavoro. Secondo la tesi della giustizia, il ragazzo fu urtato mentre camminava al margine della Regina probabilmente da un Tir con un carico sporgente, oppure con uno specchietto retrovisore. Una tragedia, insomma. La famiglia, in questi lunghi 31 anni, non ha mai smesso di cercare una verità diversa a quella dei tre gradi di giudizio. Partendo dal fatto che solo la sera prima di morire Edi rivelò alla madre che aveva paura per una storia che riguardava un motorino e per cui era già stato maltrattato. E la tesi alternativa è proprio questa, ovvero che il 17enne morì per le violente percosse subite dopo aver fatto il nome di chi gli aveva dato il contachilometri montato sul suo motorino ma proveniente da una Vespa rubata. Una storia fatta di sofferenza, che nelle ultime ore ha portato a due novità.

La prima è che il corpo di Edi, la scorsa settimana, è stato riesumato dalla tomba del cimitero di Sorico. Non per una imminente riapertura del processo (come vorrebbe la madre), bensì perché sono già passati 30 anni. L’occasione è stata però propizia per visionare i resti alla ricerca di tracce utili, confidando anche su tecnologie che non c’erano 30 anni fa. Le speranze però sono poche. La riesumazione è stata rivelata dalla giornalista Anna Fiume che in questi giorni (seconda notizia) sta ultimando un libro sulla storia di Edi Copes e che fin dal titolo non lascia dubbi sulla posizione che verrà tenuta: «Il titolo l’abbiamo già deciso e sarà “Mi hanno ucciso 30 anni fa”, con sottotitolo “Edi Copes delitto o incidente?”. Ma l’incidente io ritengo, dai dati a disposizione che si possono leggere dalle carte processuali, è da escludere in modo netto. Qualcuno volle dare ad Edi una lezione ma fu calcata un po’ troppo la mano». «Ci sono già contatti con una possibile casa editrice – prosegue la giornalista – La nostra speranza e che tutto sia pronto prima dell’inizio dell’estate. Seguii il caso già all’epoca e le cose non furono chiare fin dai primi giorni. Il mio obiettivo è questo: riportare i fatti come avvennero senza però nascondere le incongruenze e le contraddizioni».

21 gennaio 2013

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Mauro

Mauro Peverelli mpeverelli@corrierecomo.it


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