Rifiutare la scheda è possibile. Ecco la circolare del Viminale

altL’elettore può scegliere di non entrare in cabina. Ma non sarà conteggiato tra i votanti

(da.c.) Votare o non votare. Il dilemma è in fondo una vecchia domanda che da sempre fa capolino quando ci sono le elezioni. Votare o non votare. Oppure? Oppure, andare al seggio, registrarsi, rifiutare la scheda, mettere a verbale le ragioni del proprio dissenso.
No, non è uno scherzo. Né una manovra di destabilizzazione delle regole

democratiche. È una semplice possibilità, che chiunque può mettere in pratica se soltanto lo volesse.
Se ne parla, e molto, di questa eventualità. Perché da tempo girano su Internet migliaia di mail che spingono gli italiani ad astenersi e a farlo in modo clamoroso, appariscente, visibile.
Il popolo “grigio” di coloro i quali non intendono dare il proprio voto a chicchessia, si arricchisce di una categoria: i protestatari. Sin qui c’erano gli astensionisti semplici, quelli cioè che la domenica elettorale sceglievano la gita al mare o in montagna. C’erano i burloni, coloro i quali scrivevano sulla scheda ogni genere di insulti e lazzi. E c’era chi infilava nell’urna la scheda bianca. Adesso cresce la famiglia di chi intende far sapere i motivi del proprio disappunto.
Un movimento alimentato dalla Rete, dove circolano una quantità gigantesca di messaggi che non soltanto spiegano la procedura ma incitano in modo aperto a scegliere la strada dell’astensione.
Con un obiettivo, però, che non può essere raggiunto. Ovvero: «essere percentuale votante» pur senza dare a nessuno la preferenza.
Che il fenomeno sia in crescita è dimostrato dal fatto che anche il ministero dell’Interno ha preso in serissima considerazione l’eventualità del non voto dichiarato emanando una circolare sul «Rifiuto da parte dell’elettore di ritirare la scheda elettorale». Il documento è recentissimo (è datato 30 gennaio 2013) ed è piuttosto chiaro nel suo insieme.
«Il rifiuto della scheda – si legge nella circolare del Viminale – non trova una specifica disciplina normativa ma non può certamente ritenersi vietato. L’elettore, infatti, può richiedere specificamente al presidente del seggio elettorale di voler votare soltanto per alcune e non per tutte le consultazioni in corso (e di voler ricevere, quindi, soltanto alcune schede) oppure può dichiarare di voler rifiutare tutte le schede».
Insomma: se un elettore volesse, potrebbe andare al seggio, registrarsi e poi non ritirare una o tutte le schede, facendo verbalizzare i motivi che lo spingono ad astenersi.
Il presidente del seggio non potrebbe opporsi a una simile richiesta, nonostante l’articolo 48 della Costituzione spieghi in modo chiaro che «Il voto è personale ed eguale, libero e segreto». e che «Il suo esercizio è dovere civico». Fino a pochi anni fa, chi non andava a votare rischiava una segnalazione del sindaco. Qualcosa che con il tempo si è via via attenuato, fino a scomparire. E a lasciare spazio addirittura all’astensionismo attivo, ovvero alla rivendicazione della libera scelta di non dare il voto dichiarandolo al seggio.
Una sorta di rivoluzione, che il legislatore ha fatto sua probabilmente per un “vuoto” normativo. Il famoso decreto presidenziale 361/1957, la legge elettorale che da un cinquantennio regola in dettaglio il come si vota, prevede moltissimi casi specifici ma non quello dell’elettore determinato a non ritirare la scheda.
Come detto, però, uno degli obiettivi di questa protesta organizzata via web rischia di restare senza esito. L’elettore che rifiuta di ritirare la scheda, infatti, non può essere conteggiato tra i votanti.
Si legge nella circolare del 30 gennaio: «Per quanto attiene la rilevazione del numero degli elettori, appare utile rammentare che coloro i quali rifiutano la scheda non dovranno essere conteggiati tra i votanti della sezione elettorale». Insomma: i protestatari attivi resteranno “invisibili”. Potranno, è vero, verbalizzare le loro ragioni. Ma non saranno considerati “elettori”.
Rimarranno nel cono d’ombra dell’astensionismo più classico, quello di chi al voto preferisce la scampagnata.
C’è una piccola soddisfazione che il cittadino-elettore-astensionista attivo può prendersi: vale a dire, allegare al verbale della sezione elettorale un proprio scritto. Proprio così. Per motivare il dissenso si può rilasciare una breve dichiarazione al presidente del seggio oppure consegnare un documento.
Che poi qualcuno legga cosa vi sia scritto, beh, questo è proprio un altro discorso.

Nella foto:
Domenica e lunedì 24 e 25 febbraio si svolgono in contemporanea le elezioni per il rinnovo del Parlamento nazionale e del consiglio regionale

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