Riforma bloccata in Senato. Rischio mini-liste per i Comuni

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Ieri in commissione si è ricominciato a discuterne ma in sede referente

Quando mancano soltanto 52 giorni alla scadenza fissata dalla legge per la presentazione delle liste, partiti e raggruppamenti civici sono alle prese con un dilemma che rischia di mandare in tilt la preparazione della campagna elettorale. Non è infatti ancora chiaro quanti saranno i candidati per i consigli comunali.
Dopo due mini-riforme, approvate nel 2011 e nel 2012, le assemblee cittadine sono state letteralmente spolpate. Allo stato attuale, nei Comuni con meno di 3mila abitanti gli eleggibili

sono soltanto 6 (più il sindaco). Diventano 7 nei paesi fra 3.001 e 5mila abitanti e 10 nei Comuni i cui residenti oscillano tra 5.001 e 10mila.
Il prossimo 26 aprile, in un centinaio di paesi lariani (e oltre 4mila in tutta Italia) si dovranno depositare le liste per il rinnovo di sindaci e consigli comunali. In Parlamento giace da mesi un disegno di legge, promosso dall’ex presidente dell’Anci Graziano Delrio – oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio – in cui si disegna una nuova geografia amministrativa.
Tra le altre cose, nel disegno di legge è contenuta anche la norma sull’ampliamento delle platee consiliari.
Il punto è che dopo l’approvazione in prima lettura alla Camera, il progetto si è letteralmente arenato a Palazzo Madama.
Soltanto ieri, dopo quasi un mese, in commissione Affari costituzionali è ripresa la discussione in sede referente. Il disegno di legge deve andare in aula e, qualora venisse modificato, tornare a Montecitorio. I tempi, tuttavia, sono strettissimi. Affinché le nuove regole abbiano efficacia nella tornata amministrativa del 25 maggio prossimo, infatti, il progetto Delrio dovrebbe essere trasformato in legge e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale entro e non oltre il 10 aprile, ultimo giorno utile per la convocazione dei comizi elettorali. Tutto ciò se il presidente della Repubblica acconsentisse a ritardare la firma del decreto di convocazione del voto fino all’ultimo momento. Ma Giorgio Napolitano potrebbe anche decidere prima, ovvero a partire dal 26 marzo.
La legge stabilisce che i comizi elettorali siano fissati tra il 60.mo e il 45.mo giorno prima del voto.
«Rivolgiamo un appello a tutte le forze politiche, ai gruppi parlamentari, al governo, affinché le norme relative a piccoli Comuni, convenzioni, unioni e fusioni contenute nel disegno di legge Delrio divengano legge entro termini che ne permettano l’applicazione sin dalla prossima tornata amministrativa – dice Mauro Guerra, deputato comasco del Partito Democratico e coordinatore nazionale dei piccoli Comuni dell’Anci – Questa primavera saranno rinnovati i consigli di 4.081 Comuni, tra i quali 3.647 con meno di 10mila abitanti e 3.081 con meno di 5mila abitanti. Nel disegno di legge – prosegue Guerra – vi sono norme importanti che ridanno un minimo di dignità democratica e di spazio di partecipazione, senza alcun onere per le finanze pubbliche, alla dimensione degli organi consiliari dei Comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti».
Secondo Nicola Molteni, deputato canturino della Lega Nord, la situazione è bloccata. «La Camera ha licenziato il progetto Delrio ormai da alcuni mesi, ma in Senato tutto si è fermato. Noi restiamo contrari alle nuove norme soprattutto per ciò che riguarda la riforma delle Province».

Nella foto:
A meno di tre mesi dal voto amministrativo non si sa ancora quali saranno i “numeri” dei prossimi consigli comunali

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