Riforma della prescrizione, le Camere penali dicono no
Cronaca

Riforma della prescrizione, le Camere penali dicono no

Il coordinamento degli avvocati delle Camere Penali del distretto della Corte d’Appello di Milano, tra cui quella di Como-Lecco, attacca duramente la preannunciata riforma della prescrizione voluta dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Riforma che ha come punto cardine la sospensione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio.

Un passo che i legali definiscono «inutile, dannoso e anticostituzionale, perché renderebbe eterni i processi dopo il primo grado quando invece è un fatto notorio che il 70% dei procedimenti penali finisce in prescrizione al termine delle indagini preliminari». Netto il giudizio degli avvocati delle Camere Penali su quella che parrebbe la via intrapresa dal Governo: «Si tratta dell’ennesimo slogan populista che si limita ad indicare una criticità del sistema senza però esaminarne le cause, le possibili soluzioni e le ripercussioni negative che graverebbero su tutti i cittadini».

«Un processo senza fine è anche un processo senza giustizia – aggiungono gli avvocati – Per le potenziali vittime di un reato, ma anche per gli imputati che, pur presunti innocenti per la nostra Costituzione, sarebbero costretti a vivere decenni nell’incertezza sulla propria onorabilità e libertà personale». Non mancano pesanti critiche alle modalità utilizzare per questa «iniziativa legislativa» che va ad intervenire «su una materia così delicata con un blitz, inserendo la norma in un provvedimento che ha tutt’altro contenuto, serve ricordare come i tempi di prescrizione siano già stati allungati considerevolmente dal precedente governo, con la sospensione dei termini per 18 mesi dopo la sentenza di primo grado e di altri 18 mesi dopo la sentenza in appello».

«La riforma – è la chiosa – appare dunque inutile. Una prescrizione sine die contrasta anche con i principi della ragionevole durata del processo stabilita dall’articolo 111 della Costituzione».
«Il coordinamento delle Camere Penali – è la conclusione – esprime profondo dissenso contro il provvedimento enunciato e, auspicando che l’emendamento venga ritirato, aderisce allo stato di agitazione indetto dall’Unione delle Camere Penali».

6 novembre 2018

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