Rigenerazione urbana, questa sconosciuta

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

La capacità di ripensare in modo efficace le aree urbane non abita a Como, lo si vede a ogni crocicchio. Ed è un peccato, data la presenza nel Dna culturale di costruttori e progettisti di valore fin dai tempi più remoti. L’evidente prova è l’annosa questione dell’ex tintostamperia Ticosa ma non è da meno la storia di un ex glorioso teatro e cinema, il malato più grave della cultura comasca, che rischia di cadere a pezzi nel vuoto pneumatico di idee e di progetti. La questione Politeama è l’ennesima prova, se ce ne fosse bisogno, che manca a Como un piano di rigenerazione urbana complessiva al di là delle teorie, dei convegni e degli auspici di tante nobili menti: troppe falle e lacune. Cittadella sanitaria, ex San Martino sono lì a dimostrarlo. Como è città turistica con tanti alberghi a molte stelle? Bene, ma non sa riprendersi in mano un teatro da 1.200 posti (e allegata funzione alberghiera) e farlo funzionare.

Peccato che ha saputo tirare fuori dalle tasche di centinaia di  volontari in tempi obiettivamente grami oltre 70mila euro per recuperare il cinema Astra e farlo riaprire.  Come mai? Chiasso, che ha un decimo di abitanti di Como, con il Cineteatro di via Dante che ha metà capienza, lo ha fatto egregiamente vent’anni fa tondi tondi. Ah già, il teatro è stato acquisito dal Comune,  gli amici  svizzeri hanno le banche, bella forza. Eh no, hanno anche una politica  culturale. Il caso di piazza Cacciatori delle Alpi, va detto, non è dei più semplici: ha di fronte adesso un anno di lavoro per mettere insieme idee e visioni e creare un progetto a sostegno dell’immobile con l’imminente tavolo di coprogettazione che suona un po’ come l’ultima speranza prima dell’estremo saluto.

Dal 2005 il Comune è proprietario del Politeama all’82%, per effetto della Legge Madia ha dovuto dismetterlo come partecipata improduttiva e affidarlo a un mercato che però non sa che farsene e intanto il Covid ha scompaginato il senso stesso dei luoghi della cultura. E così la città dal passato glorioso e dal presente incerto e frantumato  ha la patata bollente di un altro pezzo di sé privo  di prospettiva che interroga i cittadini e gli amministratori da troppo tempo e presumibilmente continuerà a farlo, sempre più voce nel deserto, a meno che non ci siano interventi risolutivi, scatti di orgoglio, finanziamenti che però non calano dall’alto premendo un bottone. Non lo hanno fatto prima, figurarsi ora. 

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