Rimozioni abusive delle auto: condanna anche per estorsione

Tribunale di Como

Quattro anni e due mesi di condanna, nonostante lo sconto di un terzo per il rito scelto, l’Abbreviato.
È stata questa la decisione del giudice dell’udienza preliminare di Como, Andrea Giudici, in merito a una vicenda di rimozioni di auto abusive e usurpazioni di funzioni pubbliche avvenute tra l’aprile del 2018 e il mese di marzo del 2019 tra piazza Santa Teresa a Como e altri punti della città, tra cui Camerlata. La pesante condanna ha colpito il 42enne titolare di una ditta di autosoccorso di via Casati. L’uomo, indagato dal pm Pasquale Addesso che ha coordinato una indagine della polizia locale di Como, è stato accusato di aver rimosso senza autorizzazione – e dopo aver posizionato cartelli di divieto abusivi – una serie di auto da diversi punti della città, soprattutto in piazzale Santa Teresa.
Fatti che – in parte – sarebbero avvenuti in concorso con un altro uomo che nel frattempo è deceduto. Le accuse parlano a vario titolo di usurpazione di funzioni pubbliche, ma anche estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Secondo quanto sostenuto dalla pubblica accusa, infatti, dopo che le auto erano state rimosse abusivamente, il 42enne (assistito dall’avvocato Giuseppe Sassi) chiedeva una cifra tra i 150 e i 250 euro per restituirle. E chi si rifiutava, non aveva indietro la vettura. La sentenza è stata letta nel tardo pomeriggio di ieri nel palazzo di giustizia di Como. Oltre alla condanna a 4 anni e 2 mesi, il giudice ha inflitto una multa da 2.800 euro.
Al Comune di Como, costituito parte civile nella vicenda processuale, il gup ha riconosciuto 10mila euro di risarcimento come provvisionale, in attesa di una futura eventuale definizione in sede civile.
La clamorosa inchiesta era partita da segnalazioni di automobilisti che parcheggiavano l’auto in piazza Santa Teresa e poi non la ritrovavano più. Già, perché nonostante gli stalli fossero abusivi, attorno ad essi girava una vera e propria economia di affitti e pagamenti (con coinvolto l’altro indagato poi deceduto) che portava a rimuovere le auto di chi non pagava la sosta.

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