Cronaca

Rimpasto di giunta, i tempi si allungano

altPalazzo Cernezzi. Lunedì sera il voto sul presidente del consiglio comunale. Il candidato della maggioranza è Stefano Legnani
Spunta l’ipotesi di nominare due nuovi assessori: un Dem e un esponente di Como Civica
Si annunciano tempi non brevissimi per il rimpasto di giunta a Como e la nomina di un nuovo assessore al posto della dimissionaria Giulia Pusterla.
Nel tardo pomeriggio di giovedì, i gruppi di maggioranza hanno trovato un accordo sul nome di Stefano Legnani, attuale capogruppo del Pd. La scelta è stata praticamente obbligata perché le nuove regole introdotte dal Parlamento in materia di composizione degli organismi amministrativi prevedono il 40% minimo di “quote di genere”.

Con la composizione attuale (sindaco più 7 assessori), il 40% è rispettato (3 sono infatti le donne in giunta: Silvia Magni, Gisella Introzzi e Daniela Gerosa). 

 

Se l’esecutivo dovesse invece essere allargato, il numero di donne non sarebbe più sufficiente. Giocoforza, per uniformarsi alla legge, Mario Lucini dovrebbe nominare un assessore in rosa.
Legnani era stato indicato dal Pd, nei giorni scorsi, quale unico nome per la giunta. Ma alla luce delle novità legislative, il capogruppo del Pd è stato dirottato verso la presidenza del consiglio comunale, non senza sollievo da parte dello stesso Lucini, il cui rapporto personale con Legnani è notoriamente molto stretto.
La direzione dell’assemblea cittadina, infatti, è un punto cruciale per l’attività politica del capoluogo. E dopo le dimissioni di Franco Fragolino, il sindaco ha temuto non poco l’elezione alla presidenza di un consigliere che non fosse espressione diretta della sua “cerchia”.
Si era parlato, in un primo momento, di Vincenzo Sapere, decano dell’assemblea di Palazzo Cernezzi. Sul nome del consigliere socialista eletto con Paco-Sel si era subito rovesciato il no del sindaco e della lista “Como civica”. L’impasse è durata poco, ed è stata superata di slancio grazie soprattutto alle nuove regole volute dal Parlamento. Diversamente, si sarebbe potuto aprire un periodo di turbolenza, perché una parte della maggioranza, d’intesa con le opposizioni, si era detta disponibile a votare Sapere sin dalla prima chiamata.
Il capitolo sembra chiuso, quindi. Anche se si dovrà attendere lunedì sera per capire se l’intesa siglata giovedì sia reale. Soltanto dopo l’elezione del presidente del consiglio comunale, si porrà il problema del rimpasto.
Qui le cose si complicano. Perché se la poltrona più alta dell’assemblea civica è andata appannaggio del Pd senza soverchi problemi, lo stesso non accadrà, con ogni probabilità, per il posto nell’esecutivo. Pure in questo caso i Democratici si sono fatti avanti, anche se in modo informale, con una candidatura, quella della giovane consigliera comunale Andrée Cesareo.
Ma gli alleati del Pd, e in particolare “Como Civica”, non fanno mistero di non gradire un ampliamento della delegazione Dem in giunta. Ufficialmente, “Como Civica” ha sempre sostenuto che ogni decisione in materia spetta al sindaco. In realtà, la nomina di Cesareo o di una diversa esponente del Pd metterebbe in fibrillazione i maggiori alleati dei Democratici nel capoluogo. Qualcuno ha suggerito una soluzione di mediazione, con la nomina di due assessori: un democratico e uno indicato da “Como Civica”. Tecnicamente sarebbe possibile, perché la legge permette ai capoluoghi di provincia come il nostro di avere sino a 9 assessori. Se ne parlerà dopo l’elezione del presidente del consiglio comunale.

Da. C.

Nella foto:
Stefano Legnani, attuale capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale a Como, e unico candidato alla presidenza della stessa assemblea cittadina
17 maggio 2014

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