Rinaldin verso il terzo polo. «Berlusconi e il Pdl hanno fallito. Io pronto a cambiare partito»

Butti: «Attacco di un consigliere regionale, prendo atto»
I rumors della politica lasciano il campo ai documenti. O meglio, nel caso del consigliere regionale del Pdl Gianluca Rinaldin, a una lettera aperta spedita il 6 novembre scorso a tutti gli esponenti della sua corrente interna al partito (curiosamente, e con toni per certi versi inverosimili, nello scritto in questione Rinaldin spiega di non aver potuto scrivere a tutti i membri del coordinamento provinciale “perché mi è sempre stato negato l’elenco degli indirizzi”). Ma andiamo oltre.
Le

7 pagine del documento spedito via posta elettronica si dividono nettamente in due parti. Una prima, già ampiamente divulgata domenica scorsa con dovizia di dettagli, è tutta dedicata al coordinatore provinciale del Pdl, Alessio Butti. Al quale Rinaldin imputa di aver riconosciuto solo ora «l’importanza delle correnti» dopo averle definite «un male del partito» e dopo essere «sceso in campo» a favore di Giorgio Pozzi contro di lui alle elezioni regionali del 2010. Quello stesso Pozzi, peraltro, che oggi invece punta a vincere il congresso proprio appoggiandosi sulla strana alleanza con il “nemico” di un anno fa.
La parte finora non diffusa del Rinaldin-pensiero, però, è contenuta nella seconda parte della lettera aperta. Quella che – questa sì, a sorpresa – è una sorta di lucida demolizione del Pdl e dei suoi massimi vertici, dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, fino al coordinatore nazionale Angelino Alfano. Parole talmente affilate, quelle riservate dal consigliere regionale ai suoi “capi”, che ancora una volta riportano in auge quella che sembra molto più di una indiscrezione. E cioè la forte attrazione maturata da Rinaldin per il terzo polo, come l’articolo in basso illustra con dovizia di dettagli.
Ma torniamo alla lunga serie di affondi contro il Pdl nazionale. «Il nostro elettorato è in fuga – è l’inizio al veleno del consigliere regionale – E’ deluso da un partito che ha fatto troppo poco rispetto a quello che ha promesso e che ha prima illuso e poi deluso». Altra fiondata contro il Pdl: «I nostri elettori, e ne ho sentiti tanti in questi giorni, si stanno disaffezionando alla causa, alla politica, alla partecipazione attiva».
Quasi incredibile, visto l’impegno personale appena messo per raccogliere le adesioni in provincia, la stroncatura del tesseramento: «Chi si tessera, spesso lo fa solo per amicizia, ma quello che ho riscontrato io è che sono sempre meno quelli che credono ancora nella causa e nella credibilità del partito». Facile immaginare che il coordinatore nazionale Angelino Alfano, il quale ha rivendicato per giorni il traguardo del milione di tesserati, non sarà entusiasta di tali affermazioni.
Ma la raffica di critiche è infinita. «In Forza Italia – ricorda Rinaldin – c’era entusiasmo, voglia di partecipazione, coinvolgimento. C’erano gioia e speranza: nel Pdl tutto questo non c’è più. Il problema vero è la disaffezione diffusa verso il nostro partito, ma non perchè i cittadini non vogliano più quello che Forza Italia proponeva loro, ma perché si sentono delusi e traditi dal fatto che ben poco di quanto promesso è stato realizzato». E poi altre analisi politiche impietose per il suo (ex?) partito e persino per il leader: «La riforma liberale e federalista dello Stato mai realizzata», e le «forze stataliste oggi purtroppo prevalgono anche nel nostro partito in modo talmente forte che lo stesso presidente Berlusconi, liberale convinto, ne appare intrappolato». Se, comunque, ancora esistevano dubbi sul fatto che Gianluca Rinaldin, oltre a demolire il partito in cui milita, sia tentato da un approdo nel nascente terzo polo (Udc-Fli-Api), egli stesso mette fine alle ipotesi. E, ricorrendo a una dotta citazione dai toni però inequivocabili, spiega la situazione personale. «Sull’onda della famosa frase di Winston Churchill (“Ci sono uomini che cambiano idea per amore del proprio partito, e uomini che cambiano partito per amore delle proprie idee”), urge una profonda riflessione». Questa, sintetizzabile così: «O vinco il congresso o me ne vado». «Se i congressi serviranno per portare nuovamente al centro il programma liberale sul quale è nata Forza Italia – dice Rinaldin, mettendo le mani avanti – avranno raggiunto il loro scopo. Se invece consolideranno del partito una deriva statalista, che ha contagiato e
infettato anche il Pdl, allora vorrà dire che rimarranno troppi pochi valori, ci sarà un’ulteriore lacerazione che non potrà non innestare una riflessione in coloro che nel ’94 erano scesi in campo per annunciare e aiutare Berlusconi a realizzare la riforma liberale».
Di fronte allo “smarcamento” del consigliere, il coordinatore provinciale Alessio Butti ironizza: «Prendo atto che un consigliere regionale attacca frontalmente Berlusconi e Alfano. Non ho nulla da commentare, ci penseranno gli elettori dopo aver letto certe frasi».

Emanuele Caso

Nella foto:
Una foto del luglio 2010, con Gianluca Rinaldin che trova la stretta di mano del premier, in visita sul Lario

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.