Ripensare il modo di essere detenuti

Carcere e provvedimenti di clemenza

Io, come ogni cittadino, ho un grande rispetto per il capo dello Stato e per il Parlamento che ritengo sovrano, in quanto espressione diretta del popolo, ma credo che il grande affollamento delle carceri nel nostro Paese costituisca una grave piaga della nostra realtà sociale che merita attenzione.
Il problema, a mio avviso, non si risolve mandando fuori i carcerati suppergiù ogni sei anni, qualunque misfatto abbiano commesso (pur entro certi limiti di pena) e forse anche senza una precisa ragione.
Io credo che sia giunta l’ora di ripensare invece il modo di essere detenuti. Un’ora che coincide con il momento della dignità anche per chi ha sbagliato, offrendo all’interno degli istituti una vera possibilità di cambiare rotta, fin dalla coscienza di chi si trova lì. Rieducare la coscienza di chi si trova in cella, infatti, non significa far morire tra quelle mura.
Gianni Noli

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