Lettere

Riscoprire il senso delle istituzioni e l’amore della politica come servizio

Interventi e repliche

Se esistesse davvero nel mondo politico del Belpaese una rupe tarpea, quali e quanti sarebbero i politici a esservi gettati di sotto? Indubbiamente non sarebbero pochi, dopo i fatti scandalistici, rinvenuti alla cronaca. In prima analisi questa deficienza sta nella gestione personalistica e intollerabile delle istituzioni come fossero un personale giocattolo e di trasformare la vita politica italiana in una fiction.
Dobbiamo seriamente riflettere sul dove ci stia portando questo clima di tensioni. Riflettiamo seriamente sulla credibilità istituzionale del nostro Paese. Riflettiamo sul significato di istituzioni pubbliche e del rispetto delle Istituzioni. Riflettiamo anche di come ridare autorevolezza alle istituzioni, affinché siano sentite proprie da tutta la popolazione come già avveniva in passato, primi fra tutti da chi è chiamato a ricoprire questo incarico con il consenso del popolo sovrano che ha diritto ad essere rappresentato da persone moralmente inattaccabili.
Si impone allora ai partiti tutti una netta presa di posizione puntata sulla morale dei propri rappresentanti e sulla moralità della politica perseguita. Faccio ancora mie le parole del cardinale Bagnasco, quando invita tutti noi a rinnovare la politica nel rispetto della legalità, rifiutando ogni mistificazione personalistica. Come allora non parlare del significato di “etica”, di credibilità, di giustizia da parte delle istituzioni pubbliche.
Un tempo, dove essere contava di più che apparire, dove fare politica aveva anche un grande senso di responsabilità e dignità, erano necessari indiscussi valori morali e comportamenti rispettosi della carica pubblica che si andava a ricoprire, ed era anche un vanto personale. Allora si parlava molto di “spirito di servizio”, come pure si parlava di “senso dello Stato”, di “rispetto delle Istituzioni”, il sentirsi amministratori come “servitori dello Stato”, tutti bei modi di esprimere la stessa realtà. Oggi, con rammarico, devo ammettere che è scomparsa tale convinzione.
Credo che la prima regola, oggi come ieri, sia quella del buon senso e del rispetto delle istituzioni. Le istituzioni sono, infatti, il cardine della storia di un Paese che si propone di essere civile e democratico. Il vero problema è riproporre in positivo il senso di questa “etica pubblica”. L’Etica pubblica lo esige con serietà ed urgenza. “Chi vuole essere il primo, sia l’ultimo ed il servo di tutti”, ci insegna il Vangelo. Se è utopia, lo è nel senso forte del termine. È ancora possibile e doveroso riproporre il senso morale ed etico anche nella pubblica amministrazione di oggi o al contrario dobbiamo rassegnarci ai cambiamenti deleteri dei tempi moderni? Se non si ha il coraggio di parlare di missione, se è troppo retorico o qualunquistico parlare di nuovo di servitori dello Stato, di riproporre anche in chiave moderna il senso forte del pubblico servitore, di chi è certamente pagato nel suo lavoro, ma nell’interesse pubblico, per il bene comune, vuol dire che stiamo accettando con disamorevolezza e disanimati la sconsacrazione delle istituzioni pubbliche che ha portato a una loro radicale delegittimazione, fino a una sostanziale e radicale sconsacrazione. Ciò ha determinato una crisi di credibilità della politica e delle stesse istituzioni pubbliche, che sta davvero ormai portando al qualunquismo deteriore.
Un alto senso delle istituzioni è possibile solo se esse stesse hanno un alto senso della dignità istituzionale che ricoprono. Solo di fronte ad autorità pubbliche rispettose dei diritti dei cittadini e caratterizzate da un alto senso di giustizia e di servizio al bene comune, il cittadino potrà trovare le motivazioni e le ragioni di rispetto per chi li rappresenta. La contestazione che oggi monta nella nostra società di fronte a una degenerazione istituzionale ormai intollerabile merita una rivoluzione morale oggi diventata improcrastinabile per salvare la dignità morale di quanti non accettano che la nostra Italia diventi un locale di dubbia moralità, come spesso con ghigno succede che veniamo scanzonati in discorsi boccacceschi da chi ride di noi.

Renato Meroni

24 Nov 2013

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